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mercoledì 23 ottobre 2013

Vegfest London

Ho rimandato a scrivere questo post un po' per pigrizia (selezionare e ridimensionare le foto, diciamocelo, una palla) un po' perché ho il mal di Londra e vorrei essere ancora lì. Comunque ora mi sono decisa.
ATTENZIONE: LE SEGUENTI IMMAGINI VI FARANNO VENIRE UNA FAME BESTIALE.
Ok, vi ho avvertiti!
Iniziamo dal motivo per cui ero a Londra: già due anni fa ho partecipato con il mio stand al London Vegan Festival e volevo ripetere l'esperienza, approfittandone per fare una mini vacanza con Lorenzo.
Il festival non era lo stesso: diversa organizzazione, diverso nome, location molto più grande e più del doppio degli espositori, diecimila biglietti già venduti in prevendita, insomma per me che sono abituata ai piccoli eventi una cosa completamente nuova.
Dopo un viaggio della speranza con sveglia all'alba per andare ad Alghero, la mia paura di volare che si manifesta random, quattro valige pesantissime cariche di magliette, pullman, taxi e scarpinate arriviamo finalmente a Olympia per piazzare lo stand dalla sera prima e iniziamo a renderci conto di tutte le cose che ci siamo dimenticati. Momenti di sconforto e autocommiserazione, io che mi faccio prendere dai miei 10 minuti di pessimismo cosmico e metto in discussione tutta la mia esistenza, il mio lavoro, la mia persona eccetera eccetera; pensiamo di girovagare per comprare le cose dimenticate, che ci sembrano indispensabili, ma poi mentre camminiamo ritorno in me, mi ricordo che sono a Londra, decreto che se ce le siamo dimenticate non erano cose indispensabili (e sarà esattamente così) e decido di andarmene allegramente in giro rimandando al giorno dopo l'allestimento.
Camminando per Kensington High Street ci imbattiamo in Whole Foods, l'enorme supermercato biologico dai prezzi in molti casi proibitivi, fornito di qualsiasi bontà vegetale (e ahimè animale) biologica vi venga in mente. Decidiamo, visto che si è fatta quasi ora di cena, di andare verso Soho per mangiare qualcosa. Prima passeggiamo un po' e quando le gambe cominciano a cedere (siamo pur sempre in piedi dalle 5) interroghiamo Vegman (un'applicazione che dovrebbe indicarti il ristorante vegan, vegetariano o veg-friendly più vicino a te). Evidentemente però non è aggiornato, infatti ci manda al Vantra, in cui ero stata con Patrizia nel 2011, che risulta essere chiuso (stanno proprio buttando giù il palazzo). Accanto c'è il Govinda ma decidiamo di continuare a camminare e di dirigerci al Vitao, in cui non ero riuscita a mangiare l'altra volta. Lo troviamo strapieno e ormai distrutti ripieghiamo sul primo posto che ci capita davanti, Hummus Brothers.

Ci avevo già mangiato prima, mi ricapita la stessa cosa dell'altra volta (chiedo i felafel senza salsa allo yogurt e me li portano con, per poi sostituirmi gentilmente il piatto). La cameriera è italiana e si scusa in mille modi, ci rimarrà impressa perché molto gentile. Mangiamo felafel e hummus con pita, un patè di melanzane piccante con tahini, il tutto accompagnato da limonata e succhi freschi.
La voglia di girare ancora per Londra ci sarebbe, le forze no, anche perché le dovevamo conservare per il festival. Torniamo in hotel e ce ne andiamo a nanna.
Il giorno dopo sveglia presto, camminata piacevole perché senza bagagli, allestimento dello stand che pareva infinito (non so più quante volte avrò cambiato la disposizione di ogni cosa) e, finalmente, apertura al pubblico!


Due giorni intensi di mal di piedi per lo stare in piedi, mal di testa per lo sforzo di parlare e pensare in inglese, incontri interessanti, nuovi clienti, visite di tantissimi italiani tra cui anche una ragazza sarda.
Le t-shirt sono piaciute molto, specialmente eat different, mangeresti il tuo cane/gatto (in versione inglese per l'occasione) e vegan family (in assoluto quella che ho venduto di più) e moltissimi le hanno fotografate. Considerando la presenza di tantissimi altri stand di abbigliamento e t-shirt sono stata molto soddisfatta delle vendite, ma non è stato tutto rose e fiori! Come succede anche in Italia, non è automatico che chi è vegano o vegetariano sia anche attento ai temi ambientali e del lavoro, quindi è capitato anche qui che ci si lamentasse del prezzo troppo alto nonostante i miei prodotti siano tutti equosolidali e biologici, quindi di qualità decisamente superiore rispetto alle t-shirt vendute a 10 o 15 euro fatte di poliestere e senza nessun controllo sul benessere dei lavoratori. Ci sono state però tante persone che hanno capito il valore aggiunto, oltre alla bellezza o meno del messaggio e del design, il che mi ha fatto molto piacere.
Moltissimi poi erano lì solo per mangiare (solo con gli assaggi ci si poteva tranquillamente saziare) e hanno preso le nostre cartoline e i nostri biglietti da visita e abbiamo preso molti contatti tra cui quello di un negozio di cui vi parlerò dopo.
Sotto vedete qualche immagine del mio stand e di alcuni clienti che si sono fatti fotografare o mi hanno inviato le foto in seguito.



































Ora però passiamo alla parte dolorosa, quella in cui vi faccio venire fame e voglia di andare al Vegfest (che si ripeterà a Bristol, Brighton e Londra nel 2014). Come vi ho anticipato c'erano assaggi di qualsiasi tipodagli affettati, i formaggi e le salsicce vegetali passando per le barrette crudiste, i frullati dimostrativi di Omniblend (frullatore per miliardari in stile Vitamix), il muscolo di grano, il latte di cocco o di canapa, il cioccolato. Qualsiasi cosa insomma.
E per chi, come noi, non si sazia con un assaggio o ha poco tempo per girare tra gli altri stand, era reperibile qualsiasi tipo di pasto, dal panino al sushi passando per il crudismo. Il primo giorno siamo andati di rotolo con felafel (evidentemente i ceci del giorno prima non erano abbastanza) veramente buono e merenda a base di biscotti e cupcakes di Ms Cupcakes, che però si sono rivelati troppo dolci persino per due cicciovegani come noi. Buonissimo il biscotto, ma l'interno decisamente stucchevole al limite del mal di denti, così come il cupcake. La sera a cena, veramente stanchi, ci fermiamo in un negozietto pachistano e compriamo pane e mostarda con cui ci faremo il panino direttamente in hotel con i salamini vegani comprati al fest.
Il giorno dopo a colazione ripiegheremo su torta e muffin di Heavenly Cake, decisamente più mangiabili, anzi proprio buone, accompagnate con latte di cocco. A pranzo altro panino fai da te con altre prelibatezze comprate negli stand al volo. Poco tempo per fare file e per mangiare in generale, tanto che ci perdiamo uno dei must di cui parleranno tutti alla fine del festival, cioè gli hotdog di The Mighty Fork!
Prometto solennemente di tornare a Londra solo per mangiarne uno.
Un'altra cosa che ci stavamo per perdere, fortunatamente salvati da Annalisa e Roberto, i nostri vicini di casa vegan di Olbia, anche loro a Londra in quei giorni, che ce ne hanno gentilmente portata una.
Erano delle magnifiche (e davvero squisite) paste vegane, di cui vi incollo una foto non mia ma di un altro blog, proprio perché a noi erano completamente sfuggite. A quanto pare lo stand si chiamava JP Turner e si trattava di un pasticcere tradizionale che si cimentava nella pasticceria vegana, riuscendoci in pieno. Potete trovare le sue bontà anche da Vegan Cross a King's Cross.
La cosa che non avrei voluto mangiare: la pila gigante di patate fritte, denominata twisted potato, veramente fritta male, tutta molliccia, che infatti dopo un po' ho buttato via.
JP Turner Vegan Cream Cakes are Dairy-Free and Egg-Free









E ora un po' di Italian Pride: erano tantissimi (non sono riuscita a fotografarli tutti) gli stand italiani al fest.
Nella foto vedete: Orzo cofee, che propone un'ottima alternativa al caffè esportando il tradizionale caffè d'orzo non conosciuto all'estero, la magnifica Carolina di Cammina leggero con le sue bellissime scarpe, Muscolo di Grano con un mastodontico arrosto, GreenLife con la moda ecologica made in Italy, Io al mio stand con Annalisa e Annalisa e Nefer che si fanno massaggiare in uno degli stand.

La sera, stanchi ma motivati e ancora affamati, cercheremo di andare al 222 Veggie Vegan con Roberto, Annalisa e Nefer. Dopo aver camminato bestemmiando per parecchi chilometri lo troviamo aperto, ma è solo un abbaglio: dentro ci sono solo i dipendenti, la cucina è chiusa. Momento Carramba in cui incontriamo un ragazzo che ha lavorato tutto il giorno allo stand 
di Wheaty e ora lavora lì. Ci dirigiamo di nuovo verso Soho, è un'orario inconcepibile per gli inglesi e infatti e quasi tutto chiuso. Di culo becchiamo il Maoz aperto, a conferma del fatto che i ceci salveranno il mondo. Give peas a chance, come recita il geniale slogan di Hummus Bros. 
Pita strapiena di felafel, salse e verdure, dopo la faticaccia del giorno e della sera ci sta.
Prendiamo un taxi, salutiamo gli amici che purtroppo andranno via la mattina dopo e ce ne andiamo allegramente a dormire, liberi dal fest e con due giorni liberi per fare i turisti.

Camminate a Kensington Gardens e Hyde Park, foto ai volatili, scarpinata per arrivare alla Tate Modern trovandola chiusa, perdersi perché Lorenzo ha preso il treno e io sono rimasta chiusa fuori. Non ci siamo fatti mancare nulla, insomma, comprese le immancabili mangiate vegane.
1. Colazione da Whole Foods con cappuccino di soia, succhi di frutta, barrette al cioccolato e uvette, biscotti allo zenzero, cheesecake crudista di Saf (il ristorante al primo piano di Wholefoods del quale trovate molti dolci nel banco frigo). Tutto buonissimo, specialmente la cheesecake.

2. Dopo essere andati in giro tutto il giorno, supportati dall'energia della colazione abbondante, abbiamo iniziato a sentire fame verso le 16 e ci siamo ritrovati per caso davanti al Mildred's, senza sapere che sarebbe stato il pranzo migliore di tutta la vacanza. Lorenzo si sentiva salutista ed ha optato per un'insalata detox con tofu e germogli accompagnata però da birra biologica (a detta sua molto buona). Io mi sentivo il solito pozzo senza fondo e ho optato per una specie di torta salata (ale pie) con dentro porcini e funghi misti, con contorno di patate dolci fritte e purè di piselli. Veramente eccezionale, porzione enorme. Contando che ci avevano già portato del pane molto buono che avevo divorato intingendolo nell'olio e nell'aceto balsamico potevo anche dire basta, ma che fai ti privi del dolce? Lorenzo, sempre più salutista, dice di no anche al dolce, mentre io vado con una tarte tatin alle pesche con gelato alla vaniglia. Ci metteranno mezzora a portarmela, tanto che stavamo per andare via (stranissimo perché per il resto il servizio era molto veloce), ma ne varrà davvero la pena. Sbavo ancora al pensiero.

Visto che avevamo finito di pranzare alle 5 non ci sembrava il caso di mangiare a cena perciò dopo il buco nell'acqua alla tate e aver camminato diversi chilometri lungo il fiume fino a London Bridge e di nuovo da Kensington fino all'Hotel decidiamo di fermarci da Tesco e comprare qualcosa per gli attacchi di fame notturni: pane, felafel (amore, ti sei accorto che oggi non abbiamo mangiato ceci?), insalate, schifezze varie.
La mattina ripartiamo alla grande da Portobello, facendo colazione da The Grain Shop: grande varietà di dolci e salati vegan tra cui ottime torte e biscotti. Ne prendiamo una al cocco e datteri e una ai frutti di bosco più biscotti, tutto davvero buono e genuino.



























Dopo il tour di Portobello e dopo aver comprato un bellissimo vestito che si romperà poco dopo, ennesimo indizio del fatto che chi risparmia spreca, ci siamo diretti verso Camden con una missione oltre a quella turistica: visitare the Third Estate, un negozio di abbigliamento e scarpe esclusivamente  vegan, fairtrade, bio e ecologico, quindi adattissimo per ospitare le mie magliette. Con la mia valigetta a seguito ho mostrato la mercanzia ai gentilissimi e giovanissimi proprietari, che come me e Lorenzo pensano che sia perfettamente inutile e senza senso stampare un messaggio vegan su una maglietta che sfrutta i lavoratori e inquina. Risultato dell'operazione: venderanno presto le mie magliette, quindi se vivete a Londra e siete interessati fateci un salto! Nel negozio troviamo anche uno splendido vestito in cotone bio e delle ballerine vegetarian shoes per me e una cintura vegan per Lorenzo. Ce ne andiamo soddisfatti e ci mettiamo alla ricerca di un pasto, che consumeremo al Loving Hut di Camden: antipasto di ravioli alle verdure, hamburger di finto pollo per me e di finto pesce (impressionante la somiglianza di sapore e consistenza) per Lorenzo, accompagnati da porzioni gargantuesche di patatine fritte e insalata. Tutto squisito. Finiamo con un gelato abbastanza buono. 
Prima di andare via un ragazzo molto simpatico dello staff ci fa i complimenti per le magliette. Avendo la valigia con me gliene mostro un po' e alla fine compra quella del cane e mette i miei bigliettinda visita sul bancone!
Ormai è quasi sera e torniamo esausti verso Kensington dove ci fermiamo a prendere qualche regalino e a farci un'insalata da Wholefoods (con dentro ovviamente mestolate di hummus) da consumare in hotel. Abbiamo la sveglia a dir poco presto, le due del mattino, per poter prendere un autobus per Stansted alle 3. La stanchezza mi gioca brutti scherzi: prima porto dietro le chiavi dell'hotel, che affiderò al tassista, poi non trovo più il mio biglietto. Attimi di panico. Alla fine tutto ok. Si parte e si torna a casa, dove Bia ci aspetta felice, anche se era stata accudita alla grande da una nostra amica e dai miei genitori. Mia madre ormai le cucina qualcosa ogni giorno, estasiata dalla sua passione per il vegetali!
Ora basta fiere per un po', mi sto concentrando sulle nuove felpe e i nuovi prodotti che saranno ordinabili tra poco! State in allerta! 
Vi è venuta fame? 






martedì 16 luglio 2013

Post di mezza estate: novità da Chiaralascura e consigli vegan per chi vive o soggiorna in Sardegna.

Scusate se ho trascurato il blog, ma com'era prevedibile il laboratorio mi sta assorbendo completamente e le giornate mi volano via tra schizzi, grafiche, illustrazioni, mani sporche di mille colori serigrafici, telefonate, mail, contabilità, inventari, pacchetti da riempire e pacchi da svuotare e vorrei avere un paio di cloni da lasciar riposare fino a mezzogiorno, belli freschi per poter interagire sui vari Social. Per ora, nonostante la mia scarsissima abitudine a delegare, mi sono fatta forza e ho affidato Twitter a Lorenzo e devo dire che è stata un'ottima scelta perché posta delle cose molto interessanti e tanta bella musica. Vi racconto un po' a cosa sto lavorando: ho già stampato tantissime nuove magliette, tutte come al solito fairtrade, biologiche e serigrafate da me con colori privi di ftalati e metalli pesanti e belle da indossare


 Inoltre sto riuscendo a lavorare su commissione su progetti che mi piacciono: gruppi ed eventi animalisti (Gavol Volterra per l'evento Volterra Vegan, Venus in furs), ristoranti vegani italiani e non (presto le novità!), rifugi per animali, illustratori e artigiani, quindi produzioni in linea con le mie scelte etiche, e questo mi rende molto felice, spero ne arrivino sempre di più! 

Pian piano mi sto anche riabituando a vivere in Sardegna dopo che mi ero ormai toscanizzata (modi di dire da livornese DOC compresi) e superata la paura iniziale o ritrovato vecchi amici e acquistato nuovi contatti oltre che scoperto con piacere la moltiplicazione esponenziale dei vegani. 
L'altra sera poi, per la felicità delle mie papille che per via degli orari che faccio stanno assaggiando ben pochi piatti degni di nota, sono finalmente riuscita ad andare al nuovo ristorante Blues Café Be Green by Margutta, succursale estiva del Margutta romano aperto da poco in Costa Smeralda. Fascia di prezzo sui 30 euro a testa ma cibo decisamente delizioso: in due abbiamo ordinato un menù arabo vegan (hummus speciale, paté di melanzane con la menta divino, felafel a forma di cuore croccantissimi, cous cous molto fresco e saporito, involtini di verza e fritti con caponatina, pane arabo),  scaloppine di seitan (fatto da loro e assolutamente delizioso) al limone e gazpacho ed eravamo davvero felici. In pratica consigliatissimo per i vegetariani e vegani della zona o per chi capita qui in vacanza visto che i posti dove mangiare scarseggiano o sono dei bidoni (senza fare nomi un ristorante in zona che scrive opzioni vegane a caratteri cubitali sui volantini e poi ti propina burger precotti a cifre esorbitanti) e vista la bontà indiscussa dei piatti. 

Unica nota stonata del beGreen è la presenza, accanto a tutti questi piatti vegetariani veganizzabili e vegani, del menù di pesce, inserito a quanto pare per accontentare i gusti prevalenti della zona, mentre io penso che sarebbe assolutamente meglio differenziarsi sia per una questione etica sia perché è proprio quello che attira le persone. Tra vegani e vegetariani residenti e non, allergici e intolleranti, curiosi, salutisti eccetera sono tante le persone ad avere difficoltà a trovare pane per i loro denti mentre, ovviamente, i ristoranti tradizionali abbondano, quindi bisognerebbe offrire cose che non ci sono e non quelle già presenti e già viste ed avere un'identità chiara no? Meglio per i pesci e meglio anche per noi, decisamente. 
A questo proposito molti amici che verranno qui in vacanza mi chiedono dove andare a mangiare vegan nella mia zona, quindi a parte il nuovo acquisto BeGreen vi do alcune dritte anche se pochine purtroppo: a Olbia nella zona del mio lab (zona Bandinu) trovate il Nibbio che oltre alle ottime pizze che potete veganizzare troverete ottimi felafel  fatti dalla mia amica Tatiana, serviti al piatto o nella focaccia cotta a legna e accompagnati da maionese vegan fatta in casa. Non rischiate perché sanno esattamente cosa significa vegan! Per il resto ci sono alcuni ristoranti cinesi tra cui il Cai Dong in cui hanno anche una zuppa con il tofu e l'happy days in Viale Aldo Moro in cui oltre ai maki di verdure trovate una buona insalata con avocado e anacardi e il burrito vegetariano (vegan se lo prendete senza la salsa). Non sono ancora molto ferrata sui posti fuori Olbia ma vi segnalo sulla fiducia (vista la felicità di chiunque vi abbia messo piede) un altro posto vegan friendly (speriamo presto del tutto vegan): il Drago a Porto Torres offre una ventina di panini vegan con seitan, tofu e tempeh completi di salse, a detta di un amico onnivoro il miglior panino zozzone mai mangiato, quindi penso che ci andrò presto!
Concludo il post chilometrico con un po' di foto del concorso "fotografati e vinci" che ho lanciato su Instagram e Facebook: avete tempo fino al 31 luglio per mandarmi una foto simpatica mentre indossate la mia maglietta, in palio 5 t-shirt. Una foto scelta da me e le altre 4 tra quelle con più like. Dai, scattate!



lunedì 12 novembre 2012

Barrette energetiche crudiste.


Anche se sotto tortura e di mia prepotente iniziativa, quest'anno Lorenzo mi ha regalato l'essiccatore, che vedete nella foto insieme all'indigeribile frosting della mia torta di compleanno.
L'ho già usato per fare crackers (quelli ai semi di lino di cui trovate tante ricette sul web) e frutta secca (buonissime pere, mele e banane da mangiare come snack o nello yogurt di soia). Ieri mi è venuta voglia di fare delle barrette energetiche e, sbirciando un po' in rete e adattandomi a quel che avevo in dispensa, ho ottenuto un ottimo risultato. Sono naturalmente dolci grazie ai datteri e veramente buone e sazianti.
Ingredienti per 12 barrette:
4-5 datteri al naturale
mezza tazza di noci
una tazza di mandorle
mezza tazza di anacardi al naturale
un po' d'acqua dell'ammollo

Mettere tutto in ammollo per almeno 4 ore. Frullare insieme tutti gli ingredienti, formare le barrette e adagiarle sulle piastre dell'essiccatore, meglio se con la carta da forno perché sono un po' appiccicose. 
Dopo 12 ore erano abbastanza compatte ma io le ho lasciate altre 6 ore perché le volevo croccanti.
Se non avete l'essiccatore potete usare il forno a bassa temperatura ma non ho idea di quante ore ci vorrebbero.
Fatemi sapere se le provate, secondo me aggiungendo cannella o altre spezie vengono anche più buone!



venerdì 3 febbraio 2012

Antipasto o aperitivo vegan sfizioso: muffin salati al rosmarino e hummus di lenticchie rosse.



























Ingredienti per i muffin


200g di farina di ceci
2 cucchiai di olio evo
1 cucchiaino di bicarbonato
1 cucchiaino di cremor tartaro
acqua q.b. (il composto non dev'essere troppo liquido)
rosmarino a volontà
sale e pepe a piacere

Preparazione


Preriscaldare il forno a 180° e preparare gli stampini di silicone o la teglia per muffin con i pirottini (ma vi consiglio gli stampini perché altrimenti i muffin restano attaccati alla carta). Mescolare tutti gli ingredienti e versare il composto negli stampi. Lasciar cuocere per 30 minuti circa (fate la prova dello stecchino). Servire caldi accompagnati da hummus, salsa tahina o una salsina a piacere.


Ingredienti per l'hummus di lenticchie rosse


1 tazza di lenticchie secche
1 spicchio d'aglio
3 cucchiai di tahina
3-5 cucchiai di olio evo
2 cucchiaini di sale
1 cuchiaino di cumino
il succo di mezzo limone
pepe a piacere

Preparazione


Far cuocere le lenticchie in una pentola riempita con 2 tazze d'acqua finché questa non sarà completamente assorbita (15-20 minuti). Con il minipimer frullare insieme le lenticchie, l'aglio e il tahini; quando il composto si sarà uniformato aggiungere gli altri ingredienti e frullare ancora. Guarnire a piacere con prezzemolo fresco e/o paprika. Servire con cruditè oppure muffin salati, pane pita, felafel, crostini di pane eccetera.

mercoledì 8 giugno 2011

Vegan Boston

Ciao a tutti!
Mi scuso per la mia assenza prolungata ma come vedrete mi farò perdonare: sono appena tornata da una lunga permanenza a Boston per motivi che vanno dalla famiglia (mia cognata ci vive) al lavoro (collaborazione con l'università e sopratutto l'ambizione, che sta diventando realtà, di esportare le mie t-shirt negli Stati Uniti). Ma prima voglio deliziare gli occhi e la mente di vegan, vegetariani e simpatizzanti della cucina a base vegetale, perché l'area di Boston, Cambridge in particolare, è davvero il paradiso: supermercati organici, cafè, ristoranti e pizzerie totalmente vegan e scelta vegan anche nei locali tradizionali. In più una menzione d'onore spetta a Sudo shoes, un negozio di calzature totalmente vegan, equosolidali e sopratutto belle, i cui simpaticissimi titolari sono molto interessati al mio marchio.
Vi posto qualche foto da acquolina con relativi nomi e link, nel caso decidiate di fare un salto.


























In alto a sinistra: tofu strapazzato con curcuma e patate al Red lentil, ristorante vegetariano e vegano (il menù non era particolarmente fantasioso ma il mio piatto era buono); nelle altre foto: riso integrale con verdure e tofu, insalata di alghe e ravioli di riso alle verdure, tutto da Sugar & Spice, ristorante thai.



























Riso integrale con verdure e tofu, zuppa con zucca e miso e turnip cake, tutto vegan e macrobiotico al ristorante buddista, sano e buonissimo.

 

In senso orario: felafel, hummus e verdure da Clover, Tofu ripieno al supermercato, hummus e piatto di riso, verdure e mandorle da Life Alive, organic cafè.







































E ora passiamo al supermercato: dayia vegan cheese, alternativa filante alla mozzarella (accanto la foto della nostra pizza, con tanto di salamino vegano piccante), Boston cookies vegani, reparto veg da Wholefoods e da Harvest.














































Per finire: donna felice tra le verdure organiche, francesine Wanted e stivali Vegetarian Shoes comprati da Sudo e il libro che mi farà ingrassare ulteriormente quest'estate.
Per finire vorrei citare la pizzeria vegan Peace o' Pie e i biscotti di LizLovely e Alternative Backing Company: in entrambi i casi la fame ha vinto sulla macchina fotografica: è arrivata prima.

martedì 22 febbraio 2011

Giancocco Vegan Cupcakes









































Ingredienti:
Noia domenicale
Pioggia
Voglia di qualcosa di buono
1 tazza e mezzo di farina
1/2 di tazza di malto di mais (o se preferite zucchero di canna)
1 tazza di latte di soya o altro latte vegetale non zuccherato
1/2 tazza di farina di cocco
1/3 di tazza d'olio
2 cucchiai di cacao magro in polvere (io ho usato il solidal della coop)
1 cucchiaino di lievito
mezzo cucchiaino di bicarbonato
un pizzico di sale
1 tavoletta di cioccolato vegan al gianduia (io ho usato LaSuissa)

Procedimento:
Alzatevi dal letto, dai che ce la fate...ancora un piccolo sforzo...ecco! Ciabattate fino alla cucina, mettetevi un grembiule, accendete il forno a 180° ventilato e mescolate prima gli ingredienti solidi (farina, lievito setacciato eccetera) e poi quelli liquidi. Unite i due composti e disponete nei pirottini. Infornate per 20-30 minuti (fate la prova stecchino). Mentre i vostri dolcetti si gonfiano emanando profumo di cocco in tutta la casa voi sciogliete il gianduia in un pentolino e, quando sarà sciolto, aggiungete un po' di malto o sciroppo d'acero. Sfornate i cupcakes, lasciateli raffreddare, bucateli al centro scavando anche un po' ai lati della fessura, dopodiché farciteli e decorateli con la sacca per dolci (il mio cioccolato aveva le noci intere che ostruivano la sacca, quindi mi sono arresa e ho usato un cucchiaino, ma sono sicura che voi vi ricorderete di togliere le noci intere :-P). Cospargete i cupcakes di farina di cocco. Buon appetito!























Nella foto a sinistra: il fantastico grembiule retrò di Boojiboo, ovvero uno degli unici regali azzeccati della mia vita; nella foto a destra: l'ultima immagine che abbiamo della tavoletta LaSuissa al gianduia prima che se ne perdessero le tracce.

giovedì 10 febbraio 2011

Da oggi è primavera

Lo so che è presto ma chi mi conosce bene sa due cose: prima di tutto non sono freddolosa, secondo che quando mi fisso su una cosa è difficile farmi cambiare idea.
Per questi motivi, non appena spuntano due margherite e la temperatura supera i 6 gradi, io metto via i cappotti e decido che è primavera, pretendendo di fare tutto quello che si fa in questa stagione, picnic compresi (che sono anche una bella scusa per riprendere a preparare i miei lunchbox, che da quando lavoro a casa non faccio più).
Insomma ci sono io scalza, in t-shirt e giacchetto leggero sul prato umidino di pioggia, mentre gente col piumino e la sciarpa passa e mi guarda interdetta, io che mangio con le bacchette spaghettini di riso con anacardi, tofu e verdure che non sono neanche lontanamente di stagione perché ho deciso che è primavera, io che dopo un'oretta, con la digestione in corso, anche se non sono freddolosa sono costretta a scappare via perché mi viene il cagotto.
Che primavera!

Ingredienti
Voglia di primavera
Lunchbox
spaghettini di riso
bacchette
forchettine per il fidanzato
fidanzato o altro animaletto da compagnia ghiotto di spaghettini
prato con margherite
anacardi
mezzo porro
un peperone
mezza cipolla
una zucchina
salsa di soia 
olio

Procedimento
Tagliare la cipolla e le verdure e mettere in padella con un filo d'olio d'oliva. Mettere gli spaghettini in un recipiente con l'acqua calda per qualche minuto. Quando le verdure saranno quasi cotte aggiungete gli anacardi, la salsa di soia e gli spaghettini. Far saltare per un paio di minuti mescolando bene. Preparare il lunchbox, prendere il fidanzato, individuare la location e consumare fingendo che sia primavera. 



domenica 17 ottobre 2010

Lasagne vegan alla zucca



Visto che nel mio header c'è scritto anche ricette, eccone una fresca fresca (ce l'ho ancora nel pancino):



Ingredienti:

500g di lasagne senza uovo
350g di zucca
mezza cipolla
una grossa carota
passata di pomodoro
50g di tofu
una foglia di alloro
qualche foglia di salvia
crema di riso (preparata mescolando un litro di latte di riso con 100g di farina , sale, noce moscata e pepe)
olio evo
pan grattato
Procedimento:Tritare finemente la cipolla e la carota e tagliare a dadini la zucca e il tofu. In una padella far soffriggere la cipolla con una foglia di alloro e qualche foglia di salvia, aggiungere poi la carota, la zucca e il tofu e far cuocere per una decina di minuti, aggiungendo poi la passata e salando a piacere e lasciando cuocere il sugo per altri 15 minuti. Nel frattempo preparare la crema di riso frullando il latte di riso con la farina, salando e aggiungendo una grattatina di noce moscata e una spolveratina di pepe. Prendere una teglia e disporre i vari strati aggiungendo prima il sugo e poi la crema fino a formare almeno 3 strati. Sull’ultimo aggiungere una spolveratina di pangrattato per dare un po’ di croccantezza. Infornare per 30-40 minuti a 180°.


Buon appetito!
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