Se avete visto Monty Python e il sacro Graal sapete di quale atteggiamento parlo, se non lo avete visto fustigatevi per 45 minuti e poi mettetelo in download. Per proseguire con il post vedetevi almeno questo spezzone. Ecco diciamo che siamo arrivati, per la terza volta sul mio blog (e chissà quanti altri tentativi fallimentari mi avranno vista protagonista su altre piattaforme e supporti, dalla letterina di Babbo Natale in poi), al momento wishlist: frivolo, simpatico, patetico, inutile e il più delle volte fallimentare.
Ma allora perché lo faccio? Un po' per compulsione (accumulare oggetti carini su photoshop da una certa soddisfazione), un po' per masochismo (che tanto lo so che pure quest'anno mi tocca un romanzo Best Seller che pure dalla copertina si vede che è una cagata), ma sopratutto perché la mia è una missione: d'ora in poi mi ergerò tra voi e il mio compleanno (o tra voi e l'albero di Natale) come il Cavaliere Nero e con la mia armatura di ciccia farò scudo in modo che non possiate recapitare più quel bagnoschiuma orendo al profumo di marmotta e rabarbaro, quel pigiama con gli swarovski a formare la scritta "princess" sul culo, quel libro di ricette di Benedetta Burro Fritto nello Strutto Parodi, quel completino intimo che su di me fa subito "lezioni d'amore di Dolores" (anche qui se non la conoscete vi prego di farvi una cultura su Youtube).
Insomma, direte voi, ma non bastava il pensiero? Certo che basta, miei cari, ma siete sicuri di sapere cosa sia un pensiero e di essere in grado di pensarlo? Premessa, fatta anche le altre volte: i regali non sono obbligatori, nessuno li pretende (io almeno no), un pensiero può essere anche un sms, una telefonata, un abbraccio, un video con un criceto che canta buon compleanno in svedese o in cui voi cantate buon compleanno a un criceto svedese o in cui uno svedese canta una canzone su un criceto a voi. Poco importa che ci sia il criceto, anche lo svedese è indifferente, basta il pensiero appunto.
A questo ci arrivate e volete strafare? Siete sicuri? Un regalo non è una formalità, non è nemmeno un obbligo, è un messaggio d'affetto per qualcuno e dev'essere una cosa che, secondo voi, potrebbe piacergli. Se lo sbagliate gli state dicendo "io non ho capito una cippa di te", se gliene fate uno a caso dite "non ti voglio abbastanza bene". Quindi quando fate un regalo dimenticatevi di voi stessi e pensate al festeggiato, anche se secondo voi è pacchiano e un po' cretino, troppo naif, con gusti di merda e preferireste comprare quella pochette in pelle di coguaro che al limite se non se non la usa la passerà a voi. Intesi? Vi ho già stracciato le palle? Benissimo, almeno dimezziamo i regali a caso!
Per i superstiti, ammesso che ce ne siano: ecco la mia wishlist 2012.
1. Siccome di magliette sceme non mi bastano quelle che faccio io eccovene due che mi fanno impazzire. La prima dice "mi piacciono i tizi ciccioni con la barba" (ogni riferimento è puramente casuale), la seconda "il bacon aveva una madre" e le trovate qui e qui.
2. Un bel taccuino vintage per annotare le ricette, Modcloth.
3. Barattoli in latta con disegni che mi ricordano Maria Rosa del lievito Bertolini, Modcloth.
4. Occhiali da sole fatti a mano in bamboo, Etsy.
5. Porta spazzolini gufato, Modcloth.
6. Essiccatore.
7. Sale&pepe kitsch, siano essi a forma di piselli, uccelli (ehm, che accoppiata), conigli o altri animali, Modcloth ma li trovate anche su Etsy e Urban Outfitters.
8. Mestolo cuore in legno, Modcloth.
9. Ukulele fruttariano, Etsy.
10. Carrello da cucina, Ikea.
11. Lampada vintage, Modcloth.
12. Piatti decorati (non so dove si trovino ma se ne vedete di simili pensatemi).
13 Alzatina per torta e dolci, di qualsiasi colore, materiale e forma (e se qualcuno vuole farmi dei dolci non mi offendo).
14. Vestitino scemo, Modcloth (ma mi piacciono anche questo di Anthropologie e questo di Lazy Oaf).
Ovviamente se vi sentite abbastanza ferrati sui miei gusti potete fare da soli, se avete il coraggio.
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lunedì 22 ottobre 2012
Chiaralascura always triumphs!
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venerdì 3 febbraio 2012
Casa Chiaralascura: la nuova inquilina, Bia.
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sabato 22 ottobre 2011
Vegan Horror Night
Prima che me lo dica qualcuno me lo dico da sola: ma se ti stai sempre a lamentare che non hai tempo e sei stanca morta perché appena hai un momento libero ti vai di nuovo a impelagare? La risposta è dentro di te però è sbagliata. Ma non divaghiamo. E' con piacere che vi invito alla Vegan Horror Night, la notte dei vegetali morti viventi, ovvero la seconda fatica del gruppo Veganzo dopo i Vegan Days di Livorno: una cena da paura a base di piedi di tofu, mani di seitan, orecchie di zucca, interiora di porro, fegato di tempeh, sangue di pomodoro e altri vegetali morti di morte violenta. Con 10 euro ve ne andrete rotolando. Le bibite, alcoliche e non, sono a parte a prezzi da bettola. La musica è ganza quanto basta. Ci saranno le mie magliette ma dovrete servirvi da soli perché starò mangiando. Non sono ammesse le frikkettonate mistiche. Mascherarsi non è obbligatorio ma gradito.
Di seguito la locandina e alcune ispirazioni trovate sul web.
Vellutata con occhi
Cervello
Psycho Cupcakes
Dolci a forma di cuore umano
Grass&Blood cupcakes
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giovedì 23 giugno 2011
Chiaralascura goes international e diventa iperattiva: vegancuts, giveaway e altre storie.
Se non avete ancora comprato la vostra magliettina preferita questo è il momento giusto! Vegancuts, sito americano dedicato ai coupon e offerte di prodotti vegan, questa settimana ha un'offerta da non perdere: con 25 dollari (17 euro) ne spendi 50 (35 euro) sullo store online e le spese di spedizione sono gratuite. I coupon sono limitati e possono essere acquistati solo fino al 26 giugno. In concomitanza al "deal of the week" Vegancuts ha lanciato un giveaway: un fortunato utente si aggiudicherà un coupon gratuito.
La newsletter con le mie t-shirt è stata la più cliccata nella storia di vegancuts e moltissimi utenti internazionali (di solito, tranne rari casi, sono italiani) hanno visitato il sito, sono diventati fan, hanno iniziato a seguirmi su twitter e, cosa ancora più importante, hanno condiviso su facebook, twitter e blog le mie t-shirt, tanto che due importanti blog vegani, The streets I know e Vegansaurus, hanno parlato di me e c'è stata persino una simpaticona che ha aperto un Tumblr solo per sfottermi.
Stanotte una ragazza americana ha acquistato tutte le t-shirt a tema vegan senza neanche utilizzare un buono e mi stanno arrivando tantissime mail di apprezzamento.Che dire? Se avete un piccolo business vi consiglio vivamente di non sottovalutare la potenza di questo tipo di iniziative.
Con questa dose di autostima e ottimismo ora mi sto preparando ad una nuova sfida su Eppela, neonato italiano nell'ambito del crowdfunding (per farvi un esempio straniero vi cito il famosissimo Kickstarter): il progetto è quello di ottenere un piccolo finanziamento da parte degli utenti, che supportano la tua idea (nel mio caso si tratterà della nuova collezione) donando anche pochissimo (2 o 5 euro) e ricevendo, a seconda della loro donazione, una ricompensa (ad esempio uno dei prodotti che hanno contribuito a produrre). Che ne pensate, ce la posso fare? Ditemi di si, ci tengo molto a convincere mia madre che questo è un vero lavoro.
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domenica 27 febbraio 2011
Carnevale vegano un po' demotivato, un po' sarcastico, un po' tardo adolescenziale.
Ogni volta che mi maschero ad Halloween o a carnevale mi tocca sempre indossare un cartellino con il nome: nessuno capisce mai da cosa sono vestita, vuoi per l'ignoranza galoppante, vuoi per la scarsa qualità del costume dovuta allo scarso amore per l'atto in sé. Quest'anno, per carnevale, vi propongo due look un po' asociali ma sicuramente di culto: Enid di Ghost World e Daria Morgendorffer. Ho aggiunto due particolari che non appartengono ai personaggi in questione: vestiti e accessori cruelty free e le mie t-shirt a completare il tutto. Insomma, Enid e Daria se fossero vegane: lo scazzo rimane e c'è anche un motivo in più per avercela col mondo.
Enjoy!
Enjoy!
Per Daria: Giacca o felpa verde, sintetica o in cotone, gonna nera 100% cotone, Zara, anfibi vegan Vegetarian Shoes, montatura tonda Rokit, t-shirt eat different nera e Save the tuna color mostrarda di Chiaralascura.
Per Enid: colori fluo per capelli punk - rigorosamente vegan - da Vegan Essentials, giubbino da motociclista Vegetarian Shoes, gli immancabili fumetti di Ghost World, occhiali vintage GirlProps, anfibi (sempre gli stessi), gonna in cotone organico Emma Watson, maglia signor broccolo Chiaralascura, spilla a forma di t-rex, Kitschygalore su Etsy, borsa Eat different di Chiaralascura.
Per entrambe: la faccia più scoglionata che riuscite a fare.
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giovedì 10 febbraio 2011
Da oggi è primavera
Lo so che è presto ma chi mi conosce bene sa due cose: prima di tutto non sono freddolosa, secondo che quando mi fisso su una cosa è difficile farmi cambiare idea.
Per questi motivi, non appena spuntano due margherite e la temperatura supera i 6 gradi, io metto via i cappotti e decido che è primavera, pretendendo di fare tutto quello che si fa in questa stagione, picnic compresi (che sono anche una bella scusa per riprendere a preparare i miei lunchbox, che da quando lavoro a casa non faccio più).
Insomma ci sono io scalza, in t-shirt e giacchetto leggero sul prato umidino di pioggia, mentre gente col piumino e la sciarpa passa e mi guarda interdetta, io che mangio con le bacchette spaghettini di riso con anacardi, tofu e verdure che non sono neanche lontanamente di stagione perché ho deciso che è primavera, io che dopo un'oretta, con la digestione in corso, anche se non sono freddolosa sono costretta a scappare via perché mi viene il cagotto.
Per questi motivi, non appena spuntano due margherite e la temperatura supera i 6 gradi, io metto via i cappotti e decido che è primavera, pretendendo di fare tutto quello che si fa in questa stagione, picnic compresi (che sono anche una bella scusa per riprendere a preparare i miei lunchbox, che da quando lavoro a casa non faccio più).
Insomma ci sono io scalza, in t-shirt e giacchetto leggero sul prato umidino di pioggia, mentre gente col piumino e la sciarpa passa e mi guarda interdetta, io che mangio con le bacchette spaghettini di riso con anacardi, tofu e verdure che non sono neanche lontanamente di stagione perché ho deciso che è primavera, io che dopo un'oretta, con la digestione in corso, anche se non sono freddolosa sono costretta a scappare via perché mi viene il cagotto.
Che primavera!
Ingredienti
Voglia di primavera
Lunchbox
spaghettini di riso
bacchette
forchettine per il fidanzato
fidanzato o altro animaletto da compagnia ghiotto di spaghettini
prato con margherite
anacardi
mezzo porro
un peperone
mezza cipolla
una zucchina
salsa di soia
olio
Procedimento
Tagliare la cipolla e le verdure e mettere in padella con un filo d'olio d'oliva. Mettere gli spaghettini in un recipiente con l'acqua calda per qualche minuto. Quando le verdure saranno quasi cotte aggiungete gli anacardi, la salsa di soia e gli spaghettini. Far saltare per un paio di minuti mescolando bene. Preparare il lunchbox, prendere il fidanzato, individuare la location e consumare fingendo che sia primavera.
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domenica 30 gennaio 2011
Comunicazione disfunzionale
Di solito quando non scrivo è perché non ho nulla da dire, sono apatica, un po' depressa, annoiata, in preda al blocco del bloggatore e via discorrendo; ultimamente, però, è quasi il contrario: quando scrivo io sono sempre mossa da un fastidio, un prurito da grattare, un conato, un odio, insomma dalla mia vena polemica. Il problema è che, ultimamente, sono troppe le cose che mi solleticano il muscolo dell'astio e la mia mente si aggroviglia in preda agli spasmi causati da mille milioni di insulti rivolti ad altrettante cose e persone contemporaneamente, quindi perdo il filo e non riesco a concentrarmi su un solo obiettivo. Ho cercato di sfogarmi in tutti i modi, ho esercitato le mie proprietà linguistiche in risse multimediali, ho persino ceduto alle provocazioni del troll di turno, ma innanzitutto serve chiarezza, una scaletta, un ordine mentale.
In questo post cercherò di inalberarmi solo per un motivo, o più motivi correlati, ovvero i problemi comunicativi delle persone, che non hanno nulla o quasi nulla a che fare con la loro istruzione o cultura. Procederemo, per districare la matassa di sproloqui che popolano le mie emicranie, per categorie:
a)
Quelli che non capiscono la comunicazione non verbale:
con comunicazione non verbale si intendono non solo i gesti, la postura, l'intonazione, le espressioni del volto ma anche i silenzi. In particolare, di questa categoria sconfinata di disgraziati, io non sopporto coloro che non si rendono conto del vostro totale disinteresse verso quello che dicono: vi raccontano per la milionesima volta di quella volta che sono andati a pescare e a nulla vale far loro notare che è la milionesima volta che lo sentite, loro raccontano di nuovo tutta l'appassionante vicenda; vi danno la ricetta del cappone in umido anche se siete vegetariani, vi recitano versi della bibbia mentre vi prendete a bottigliate sul pacco, se mentre camminate insieme voi dite io giro qui (sapendo che loro, invece, vanno nella direzione opposta) acconsentono ad allungare in tragitto per finire di narrare la loro avvincente appendicectomia, se siete in treno o in aereo e fingete di dormire (il che comunica, o dovrebbe comunicare all'altro, che non avete voglia di parlare) continuano imperterriti a parlarvi. La loro ottusa determinazione non ha rivali e non conosce tregue: se li interrompete, loro riprenderanno sempre il filo.
L'unico modo per liberarvene sono metodi violenti, dal classico ci hai rotto i coglioni alle percosse; purtroppo se non siete persone rudi o violente sarete costretti a una scelta cruciale: sopportarli per sempre o snaturarvi e partorire il mostro che c'è in voi.
b)
Quelli che non sanno sostenere un dibattito o una discussione, che alle vostre argomentazioni rispondono con accuse o con una domanda fuori luogo, che quando voi ribattete rispondendo uno ad uno alle decine e decine di castronerie che sparano rispondono solo all'ultima affermazione/chiusa/battuta, che polemizzano ma non si capisce in nome di cosa, che alla fine stremati dalla dialettica passano alle volgarità ma poi si offendono se vedono che voi la sapete adoperare meglio di loro. Questi personaggi, tipici del web, possono essere combattuti disorientandoli con il metodo dello specchio: se trovano dall'altra parte una versione ancora più farneticante di loro stessi di solito si arrendono.
c)
Quelli che non capiscono l'ironia, ad esempio pensano (riferito al video del post precedente) che io voglia davvero andare ad Arcore, o meglio pensano che l'ironia sia un'altra cosa e non la figura retorica che consiste nell'affermare il contrario di ciò che si pensa, pensano che le vere persone ironiche siano i Fichi D'India quando fanno le vocine idiote o Pippo Franco vestito da donna. Queste persone mi causano pustole su tutto il corpo, mal di testa, nevralgie e alitosi dovuta alla bile. Di solito mi sforzo di lasciarli in balia delle loro credenze, ci sono però dei casi in cui, come un kamikaze, mi lancio nell'evangelizzazione di questi infelici con nessunissimo risultato: quando commenti una loro foto in cui sembrano un fungo atomico con un ironico "bei capelli" credono sempre che sia un complimento.
d)
Quelli che non parlano/scrivono nella mia lingua, e ora non sto facendo la figa che odia gli ignoranti: quando parlo con mia suocera o quando parlavo con mia nonna, ovviamente, non azzeccavano un congiuntivo, però io capisco e capivo esattamente il messaggio, stessa cosa quando leggo ciò che scrivono persone che magari non hanno una grande conoscenza della grammatica ma che hanno le idee chiare. Qui il problema è un altro: la mancanza di un pensiero precedente all'emissione vocale/scritta che causa un flusso ininterrotto di minchiate nel vento. Proprio ieri ho dovuto chiedere a una signorina con la quale dibattevo (ve l'ho detto che ultimamente sono polemica?) di utilizzare dei segni di interpunzione italiani: le sue parole in libertà mi facevano rimpiangere l'uso indiscriminato dei puntini di sospensione che la maggior parte della gente fa; perlomeno usano un punto per concludere la frase e i puntini puntini (tremila di solito, anche se ne basterebbero tre) al posto di virgola, punto e virgola e due punti, ma almeno sono comprensibili. Questa signorina, invece, odiava le pause ed era difficile distinguere soggetto, oggetto e verbo e dove iniziasse una frase e finisse un'altra; quello che si percepiva distintamente era la minchionaggine diffusa della mia interlocutrice.
Mi fermo qui, con un ultimo suggerimento: insieme al Cinque Maggio, i riassuntini dei Promessi Sposi, il tema sulla droga e le guerre puniche proporrei che alla scuola dell'obbligo - visto che ci passano tutti, anzi visto che la maggior parte dei personaggi sopracitati sono diplomati e laureati - si insegnasse agli studenti pensare prima di tutto e poi, secondariamente, ad argomentare, utilizzare la retorica, rispettare i turni di conversazione e, per quanto riguarda la parola scritta, ad utilizzare la punteggiatura o almeno a conoscerla prima di rinnegarla.
martedì 25 gennaio 2011
La rivolta della cozza
Oggi mi va di scherzarci su
martedì 11 gennaio 2011
Attenzione: post blasfemo.
Io ho sempre guardato poca televisione, ultimamente anche meno visto che sono già internet dipendente, però ogni tanto, lo ammetto, mi concedo una scorribanda nei bassifondi per guardare il peggio del peggio, ovvero il Grande Fratello. Non guardo le noiosissime strisce quotidiane, però, mi limito alla seratona condotta dalla Signora Cavalla Bifida e dalla Cattofrocia numero uno in Italia, da me già osannata due post sotto.
Non ho mai seguito altre edizioni, tranne forse la prima, ma ho un vago sentore che questa sia la peggiore in assoluto, non solo per gli orridi bipedi che abitano la casa ma anche per la quantità abnorme di scene strappalacrime, finti scandali, vuoto cosmico e sopratutto squallido moralismo condito con ipocrisia: al GF si può fornicare pubblicamente, si può violentare la lingua italiana, si può litigare per una galletta di riso, si può dare della puttana a una donna e del frocio a un uomo, si può speculare sulle disgrazie, c'è spazio per buffoni e tamarri di ogni genere, ma non si può mai e dico mai bestemmiare.
Insomma si possono offendere frutti, colori, cantanti, città, sintassi, grammatica, buon gusto, cose e persone ma non si possono offendere mai e poi mai l'uomo invisibile e i suoi amici perché fuori dalla casa ci sono un sacco di credenti eccetera eccetera.
Ora, veramente i produttori, gli autori, mediaset, lactobacilla e la signorina alfonso ci vogliono far credere di essere scandalizzati? Non volevano offrirci uno specchio della società? Che senso ha tutta questa censura monotematica? Se metti in una casa solo chiappe d'oro, palestrati e casi umani credi di poter ottenere un simposio? E sopratutto la bestemmia vi sembra veramente la cosa peggiore? Secondo voi caccerebbero mai un concorrente perché ha parlato male dei ciccioni e l'unione ciccioni si è ribellata? Abolirebbero la carne dalla loro dieta perché io ho chiamato la redazione chiamandoli assassini?
Eppure, se ci pensate, io esisto, mentre l'esistenza di esseri superiori che mettono incinte le giovani vergini è ancora tutta da dimostrare.
Nel comunicato di ieri, mediaset ha bandito la blasfemia dal gf, ma fino a che punto arriverà questo veto? Riguarda solo il nome associato ad espressioni volgari o sarà una vera e propria inquisizione? Se un concorrente eccessivamente razionale (mi rendo conto dell'ossimoro) si mettesse ad argomentare il suo scetticismo senza volgarità, domandandosi ad esempio come abbia fatto tecnicamente lo spirito santo a fecondare maria, sarebbe cacciato fuori?
Bene, il sermone è finito, prometto che starò lontana dalla tv come dall'acquasantiera.
Amen.
giovedì 6 gennaio 2011
The perfect match
Secondo voi il tofu sta meglio con le cipolle o con i porri? E le patate? Con le cipolle, coi porri o con i porcini?
Nel mondo delle verdure è molto più facile essere infedeli perché le combinazioni giuste sono infinite, ed io su questo concetto filosofico ci ho fatto un fumetto scemo che presto sarà una maglietta:
Scusate se non sono logorroica come al solito, le feste mi danno sempre un senso di confusione mentale e pesantezza e non riesco a riflettere, non mi è nemmeno riuscito di fotografare i miei menù vegani, le lasagne alla crema di porri, quelle al ragù di seitan, lo sformato di spinaci, asparagi, funghi e formaggi vegan (ho fatto un mega ordine da vegusto) e tante altre cosine buone. Mi sono rimessa a disegnare e presto ci saranno nuove t-shirt, per la logorrea penso che dopo la befana tornerà tutta al suo posto.
Per ora vi lascio con un istipiri, una parola che dico quando non so cosa dire (nel disegnino ci siamo io e
Lorenzo).
Nel mondo delle verdure è molto più facile essere infedeli perché le combinazioni giuste sono infinite, ed io su questo concetto filosofico ci ho fatto un fumetto scemo che presto sarà una maglietta:
Scusate se non sono logorroica come al solito, le feste mi danno sempre un senso di confusione mentale e pesantezza e non riesco a riflettere, non mi è nemmeno riuscito di fotografare i miei menù vegani, le lasagne alla crema di porri, quelle al ragù di seitan, lo sformato di spinaci, asparagi, funghi e formaggi vegan (ho fatto un mega ordine da vegusto) e tante altre cosine buone. Mi sono rimessa a disegnare e presto ci saranno nuove t-shirt, per la logorrea penso che dopo la befana tornerà tutta al suo posto.
Per ora vi lascio con un istipiri, una parola che dico quando non so cosa dire (nel disegnino ci siamo io e
Lorenzo).
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giovedì 16 dicembre 2010
Il tragico giorno in cui il mondo divenne Alfonso Signorini
Ultimamente tutti, anche gli eterosessuali, gli anziani, i passanti, gli avatar di facebook, i lavavetri e i capostazione sono stati contagiati dalla sindrome di Alfonso Signorini o di Enzo Miccio, che poi è il Signorini dell'armadio: insomma tutti sono improvvisamente diventati non solo esperti di stile (non ci sarebbe nulla di male) ma delle checche inacidite che vi fustigano non appena uscite dal guardaroba, degli Scaruffi del look che non perdono mai un'occasione di stare zitti. Avete presente vostra madre quando stanno per arrivare i parenti o quando è particolarmente nervosa? Ecco immaginatevi che vostra madre sia ovunque, chiunque e che vi squadri dalla testa ai piedi, che conosca il vostro guardaroba meglio di voi. Immaginatevi il postino che vi fa: ti stanno meglio le gonne che i pantaloni, lo sapevi? Oppure: io quella giacca non la indosserei mai in pubblico tesoro, che orrore! Una firmetta qui, prego. Poi andate dal giornalaio a comprare la settimana enigmistica e il giornalaio vi fa: ma quelle scarpe dove le hai prese? E voi: sono vintage. E lui: tesoro, rubare le scarpe alla nonna non è vintage, è da sfigata. E tu: sono nuove. E lui: ahahhaha hai preso una sola amore.
Insomma io mi domando e mi chiedo: succede solo a me? Sarà colpa di Malgioglio o dei fantastici cinque? C'è una reale necessità di dire la prima cosa che ci passa nella mente riguardo l'abbigliamento degli altri? Ma un pacco di Signorini vostri? Lo posso accettare dal mio amico gay, che comunque è molto meno inacidito di voi.
Io vi ho mai detto che sembrate Giulio Andreotti, anzi che sembrate la sua gobba? Cosa sono io, la vostra paper doll? Ma compratevi una Barbie, per cortesia.
domenica 28 novembre 2010
Fossi figa
Anche io nel mio piccolo, dai, faccio un sacco di cose...certo sono sempre un po' stortine ma ci metto il cuoricino e anche tutti gli altri organi. Ladies and gentleman, dopo the urban vegan ecco Chiaralascura la vegana distratta: dolci brutti ma buoni, disegnini naif e look pantofolaro/da cameretta e da bambina di shining per gli eventi mondani. Da Chiaralascura la fighezza e la militanza sono modeste e a buon mercato.
Vi accontentate?
martedì 26 ottobre 2010
Prometto di inserire qualche battuta per alleggerire il tutto.
Qualche giorno fa, tra uno zio Michele, i disordini di Terzigno (che io chiamerei più difesa personale) e un cagnolino che ha salvato una cucciolata di lucertole è andata in onda su tutti i tg una notizia che parlava addirittura di disoccupazione. Ci dev'essere un tranello, ho subito pensato, e in effetti c'era; l'apertura buttava lì i numeri preoccupanti della disoccupazione giovanile, 23,5% per gli under 25 e 39,3% gli under 29 ma poi proseguiva facendo una rivelazione inquietante: proprio in questo momento di crisi, con questi numeri, ci sono giusto giusto migliaia e migliaia di posti vacanti nell'artigianato, posti che secondo i giornalisti nessuno vuole.
Seguono una sequela di interviste al finestraio, all'orologiaio, al panettiere, all'ombrellaio, all'arrotino, al sarto, al fabbro e via discorrendo. Tutti dicono la stessa cosa: è un lavoro duro, ti devi svegliare prestissimo, i ragazzi sono viziati, snobbano la formazione artigiana, nessuno vuole più fare l'artigiano, non ci sono più le mezze stagioni, si stava meglio quando si stava peggio, ai tempi di mio nonno bla bla bla...
Siccome poi è venuto fuori che queste erano richieste per personale QUALIFICATO (quindi non ci avrebbero presi comunque, l'arrotino senza esperienza lo fanno fare solo a Totti) Porta a porta si spinge oltre e dice che noi giovani SBAGLIAMO FORMAZIONE.
Ora, sarà tutta colpa nostra? Non sono stati proprio i nostri nonni giardinieri e le nostre madri sarte a spingerci a studiare? Non ci è stato sempre detto che a 15 anni eravamo troppo piccoli per scegliere una professione (senza contare che magari non dappertutto ma di solito le scuole professionali erano un parcheggio per bulletti dove ti promuovevano se rispettavi semplici regole come non dare fuoco ai tuoi compagni)? I nostri professori delle superiori, con i loro test attitudinali, non ci hanno forse consigliato le facoltà più in voga del momento come Scienze della Comunicazione e per finire l'Università stessa non ha gonfiato le statistiche sull'occupazione dopo la laurea (per loro ha trovato lavoro l'80% dei laureati a prescindere che facciano i giornalisti o vendano braccialetti sulla spiaggia)? E non se le sono prese le nostre tasse universitarie? Perché dopo il primo anno non è venuto Ciampi scortato dai corazzieri (o Berlusconi scortato da sette baldracche) ad esortarmi a fare un corso regionale per intagliatrice di sughero? Penso che a quest'ora non sarei così irritata e avrei già due bellissimi gemelli in stile Kinder.
Perché non scrivono fuori dalla Facoltà di Lettere e Filosofia o Scienze Politiche: facoltà puramente speculative e per uso personale a frequenza gratuita? Della serie a tuo rischio e pericolo, per la serie studiare non bastava ma ci voleva la palla del futuro, per la serie a me mi pare che me volete infinocchià.
venerdì 15 ottobre 2010
Pajama worker: i pro e i contro
Una mia canzoncina diceva "se potessi uscirei solo in pigiama, se potessi non uscirei mai" e forse il mio desiderio si è avverato: mi posso definire una lavoratrice indipendente, una lavoratrice a domicilio o, come dicono gli amerigani, una "Pajama Worker", termine che come immaginerete mi ha subito conquistata per la sua efficacia e sopratutto per la sua affinità elettiva con la mia persona. Ganzo, direte voi, ma lo è davvero? Con riserva, vi rispondo, perché le insidie sono ovunque e non le ho ancora individuate tutte. Ma iniziamo con i pro:
- Ti alzi all'ora che ti pare
- Non devi lavarti, vestirti e renderti presentabile (puoi stare, appunto, in pigiama)
- Non devi guidare la macchina, la moto o pedalare, quindi risparmi soldi e fatica.
- Mangi a casa tua, quindi risparmi soldi e fegato.
- Puoi lavorare in poltrona, sul divano o a letto
- I tempi di consegna li gestisci tu, lo stesso vale per il guadagno
- Niente convenevoli con datori di lavoro e colleghi antipatici (perché non sono mica tutti simpatici, sapevatelo!)
- Non devi chiedere permessi
- Se sei malato non devi andare dal dottore a prendere il certificato
- Puoi dire di no ai lavori che vanno contro la tua etica (per quanto i soldi siano sempre soldi, io il video delle pellicce annabella non ve lo monterò mai prrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrr)
Figata, direte voi. Ma è davvero così semplice? No, vi rispondo io, perché la lista degli svantaggi è altrettanto lunga:
- Se la mattina non ti alzi presto, lavorerai fino a mezzanotte.
- Se non stai attento, cazzeggerai su facebook e perderai tempo. D'altra parte c'è anche il rischio di essere troppo zelanti, di non fare pause, di lavorare fino a tardi perché stare con un computer sulle ginocchia seduta sul letto ti sembra una forma di schiavitù più leggera che sedere 8 ore su una sedia scomoda.
- Ti si atrofizzano le gambe, non ti lavi e non ti vesti per giorni, i tuoi capelli unti ti fanno somigliare ad una lontra e il tuo pigiama puzza di cane bagnato.
- Non ti alzi mai dal letto e stai nella posizione polmone d'acciaio, ti si forma il doppio mento da decubito. Mangi anche a letto per risparmiare tempo e tutto intorno a te è unto e bricioloso.
- Non sai mai quando ti pagheranno e fai sempre tutto di corsa
- Non parli con nessuno in tutto il giorno, quasi quasi ti mancano i peggiori rompipalle
- Lavori anche se sei malato e dici di no a tutti gli impegni
- Dici di si a tutti i lavori perché hai paura di non guadagnare abbastanza
Per non parlare di parenti e amici che pensano che tu sia disoccupato e, quando ti trovano in casa (passano a qualunque ora, tanto mica stai lavorando) che vaghi in camicia da notte cercando ispirazione per un nuovo storyboard, si preoccupano e cominciano a lanciare in random frasi del tipo: ma tu sei brava col computer no? Perché da me cercano uno che spolveri gli schermi e le tastiere, magari posso metterci una buona parola. Con tutto il rispetto per gli spolveratori.
Quindi cosa vi consiglio? Un semplice decalogo per mantenere un equilibrio, una disciplina (parole che mi fanno rabbrividire ma, ahimè, devo defrikkettonizzarmi un attimo) e godere appieno di questa condizione:
1. Svegliatevi presto, in modo da iniziare a lavorare alle 9
2. Lavatevi, santa polenta, poi magari indossate non un pigiama (devo abbandonarti, mio amato) ma un qualcosa di ibrido e altrettanto comodo con cui, si, potete anche dormire ma che possa confondere gli ospiti ficcanaso facendosi scambiare per uno stile casual, out of bed, radical half-sleep, scanzonato. Una maglietta strafottente come quella che vedete nell'immagine andrebbe benone. Insomma non potranno dire che siete in pigiama.
3. Allestite una zona studio, una scrivania, o se proprio non ce la fate a sedervi un supporto per pc sul letto, insomma qualcosa che dia una parvenza di ordine alla vostra postazione. Tenete in ordine appunti, fatture, preventivi eccetera.
4. Fatevi dare un anticipo dei lavori che accettate e tenete tutte le mail.
5. Fate un calcolo delle ore effettive che vi ci vorranno e, se siete troppo carichi, imparate a dire di no e a dare i giusti tempi.
6. Salvo emergenze, il week-end è sacro.
7. Prendete un caffè con un'amica, fate un giro in bici per comprare il pane, mangiate seduti a tavola e non al pc
8. Agli amici supponenti, parlate in cifre, è l'unica cosa che capiscono.
9. Se siete malati non lavorate.
10. Se un lavoro vi fa più schifo di altri fatelo per primo al mattino e lasciate quelli belli alla sera.
Nell'immagine sopra, oggetti più o meno utili alla sopravvivenza del lavoratore in pigiama: postazione di lavoro modular swvlh che si ripiega e diventa letto, tazza con scritta minacciosa per far capire a tua madre che anche se sei in vestaglia stai lavorando, cuscino scrivibile per non perdere mai nessuna delle tue idee, supporto per pc da letto, maglietta sopracitata, cuscini terribilmente nerd e postazione di lavoro Ergopod per pigri cronici.
Per dovere di cronaca, la mia canzoncina:
- Non devi chiedere permessi
- Se sei malato non devi andare dal dottore a prendere il certificato
- Puoi dire di no ai lavori che vanno contro la tua etica (per quanto i soldi siano sempre soldi, io il video delle pellicce annabella non ve lo monterò mai prrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrr)
Figata, direte voi. Ma è davvero così semplice? No, vi rispondo io, perché la lista degli svantaggi è altrettanto lunga:
- Se la mattina non ti alzi presto, lavorerai fino a mezzanotte.
- Se non stai attento, cazzeggerai su facebook e perderai tempo. D'altra parte c'è anche il rischio di essere troppo zelanti, di non fare pause, di lavorare fino a tardi perché stare con un computer sulle ginocchia seduta sul letto ti sembra una forma di schiavitù più leggera che sedere 8 ore su una sedia scomoda.
- Ti si atrofizzano le gambe, non ti lavi e non ti vesti per giorni, i tuoi capelli unti ti fanno somigliare ad una lontra e il tuo pigiama puzza di cane bagnato.
- Non ti alzi mai dal letto e stai nella posizione polmone d'acciaio, ti si forma il doppio mento da decubito. Mangi anche a letto per risparmiare tempo e tutto intorno a te è unto e bricioloso.
- Non sai mai quando ti pagheranno e fai sempre tutto di corsa
- Non parli con nessuno in tutto il giorno, quasi quasi ti mancano i peggiori rompipalle
- Lavori anche se sei malato e dici di no a tutti gli impegni
- Dici di si a tutti i lavori perché hai paura di non guadagnare abbastanza
Per non parlare di parenti e amici che pensano che tu sia disoccupato e, quando ti trovano in casa (passano a qualunque ora, tanto mica stai lavorando) che vaghi in camicia da notte cercando ispirazione per un nuovo storyboard, si preoccupano e cominciano a lanciare in random frasi del tipo: ma tu sei brava col computer no? Perché da me cercano uno che spolveri gli schermi e le tastiere, magari posso metterci una buona parola. Con tutto il rispetto per gli spolveratori.
Quindi cosa vi consiglio? Un semplice decalogo per mantenere un equilibrio, una disciplina (parole che mi fanno rabbrividire ma, ahimè, devo defrikkettonizzarmi un attimo) e godere appieno di questa condizione:
1. Svegliatevi presto, in modo da iniziare a lavorare alle 9
2. Lavatevi, santa polenta, poi magari indossate non un pigiama (devo abbandonarti, mio amato) ma un qualcosa di ibrido e altrettanto comodo con cui, si, potete anche dormire ma che possa confondere gli ospiti ficcanaso facendosi scambiare per uno stile casual, out of bed, radical half-sleep, scanzonato. Una maglietta strafottente come quella che vedete nell'immagine andrebbe benone. Insomma non potranno dire che siete in pigiama.
3. Allestite una zona studio, una scrivania, o se proprio non ce la fate a sedervi un supporto per pc sul letto, insomma qualcosa che dia una parvenza di ordine alla vostra postazione. Tenete in ordine appunti, fatture, preventivi eccetera.
4. Fatevi dare un anticipo dei lavori che accettate e tenete tutte le mail.
5. Fate un calcolo delle ore effettive che vi ci vorranno e, se siete troppo carichi, imparate a dire di no e a dare i giusti tempi.
6. Salvo emergenze, il week-end è sacro.
7. Prendete un caffè con un'amica, fate un giro in bici per comprare il pane, mangiate seduti a tavola e non al pc
8. Agli amici supponenti, parlate in cifre, è l'unica cosa che capiscono.
9. Se siete malati non lavorate.
10. Se un lavoro vi fa più schifo di altri fatelo per primo al mattino e lasciate quelli belli alla sera.
Nell'immagine sopra, oggetti più o meno utili alla sopravvivenza del lavoratore in pigiama: postazione di lavoro modular swvlh che si ripiega e diventa letto, tazza con scritta minacciosa per far capire a tua madre che anche se sei in vestaglia stai lavorando, cuscino scrivibile per non perdere mai nessuna delle tue idee, supporto per pc da letto, maglietta sopracitata, cuscini terribilmente nerd e postazione di lavoro Ergopod per pigri cronici.
Per dovere di cronaca, la mia canzoncina:
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sabato 9 ottobre 2010
Il metodo Stanislavskij applicato ad Halloween
Lo so, lo so, sono affetta da una grave forma di esterofilia oppure è solo colpa di Tim Burton, in ogni caso devo fare outing: io adoro halloween, non ci posso fare nulla. L'amore, però, non mi ha accecata del tutto e posso permettermi una piccola critica: basta con le streghe, i fantasmi e i vampiri generici, che cos'è questo qualunquismo del mondo dei mostri? Non sono mica tutti uguali, lo sapete? Per essere credibile nella mia mascherata devo approfondire psicologicamente il personaggio, cercare nel profondo delle cose che mi accomunano ad esso, farlo mio. Il vampiro, per esempio, insomma aldilà dei denti appuntiti o del suo succhiare il sangue, che musica ascolta? Ci ho pensato molto oggi (questa sa proprio come trascorrere il sabato, direte voi ma io potrei controbattere con un "alzi la mano chi oggi è stato all'ipercop") e ho dato vita al vampiro in paranoia, un vampiro depresso, un vampiro che ha perso il lavoro perché era contro la violenza e ora non sa più che fare della sua vita, un vampiro a cui non piacciono i mantelli neri, un vampiro che ascolta Daniel Johnston e suona l'ukulele, un vampiro che quando va alle feste si addormenta e che al sangue preferisce il boody mary e le caramelle. La sua canzone, neanche a dirlo, è Vampire di Antsy Pants.

La realizzazione del costume è facilissima: dei denti da vampiro, una t-shirt grigina triste unisex su cui, se l'inedia ve lo permette, potrete gridare tutta la vostra e sua (del vampiro) disperazione, un paio di pantaloni del pigiama, magari in tema halloweenesco (notare l'orrifico neologismo), un paio di pantofole a forma di coniglio mannaro (citazione dai Monty Python, perché lui, il vampiro, è un cinefilo), borsa portacaramelle già piena (tanto non ve ne darà nessuno), cuscino a forma di pipistrello per dormire comodamente ai noiosissimi party a cui verrete invitati, bloody mary già pronto (tanto nessuno vi offrirà da bere), tazza per la tisana con frasi incoraggianti (questa è di Cheerfulone). La parte da leone, però, la farà la vostra faccia, quindi cercate di essere più mogi che potete.

La realizzazione del costume è facilissima: dei denti da vampiro, una t-shirt grigina triste unisex su cui, se l'inedia ve lo permette, potrete gridare tutta la vostra e sua (del vampiro) disperazione, un paio di pantaloni del pigiama, magari in tema halloweenesco (notare l'orrifico neologismo), un paio di pantofole a forma di coniglio mannaro (citazione dai Monty Python, perché lui, il vampiro, è un cinefilo), borsa portacaramelle già piena (tanto non ve ne darà nessuno), cuscino a forma di pipistrello per dormire comodamente ai noiosissimi party a cui verrete invitati, bloody mary già pronto (tanto nessuno vi offrirà da bere), tazza per la tisana con frasi incoraggianti (questa è di Cheerfulone). La parte da leone, però, la farà la vostra faccia, quindi cercate di essere più mogi che potete.
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