Se avete visto Monty Python e il sacro Graal sapete di quale atteggiamento parlo, se non lo avete visto fustigatevi per 45 minuti e poi mettetelo in download. Per proseguire con il post vedetevi almeno questo spezzone. Ecco diciamo che siamo arrivati, per la terza volta sul mio blog (e chissà quanti altri tentativi fallimentari mi avranno vista protagonista su altre piattaforme e supporti, dalla letterina di Babbo Natale in poi), al momento wishlist: frivolo, simpatico, patetico, inutile e il più delle volte fallimentare.
Ma allora perché lo faccio? Un po' per compulsione (accumulare oggetti carini su photoshop da una certa soddisfazione), un po' per masochismo (che tanto lo so che pure quest'anno mi tocca un romanzo Best Seller che pure dalla copertina si vede che è una cagata), ma sopratutto perché la mia è una missione: d'ora in poi mi ergerò tra voi e il mio compleanno (o tra voi e l'albero di Natale) come il Cavaliere Nero e con la mia armatura di ciccia farò scudo in modo che non possiate recapitare più quel bagnoschiuma orendo al profumo di marmotta e rabarbaro, quel pigiama con gli swarovski a formare la scritta "princess" sul culo, quel libro di ricette di Benedetta Burro Fritto nello Strutto Parodi, quel completino intimo che su di me fa subito "lezioni d'amore di Dolores" (anche qui se non la conoscete vi prego di farvi una cultura su Youtube).
Insomma, direte voi, ma non bastava il pensiero? Certo che basta, miei cari, ma siete sicuri di sapere cosa sia un pensiero e di essere in grado di pensarlo? Premessa, fatta anche le altre volte: i regali non sono obbligatori, nessuno li pretende (io almeno no), un pensiero può essere anche un sms, una telefonata, un abbraccio, un video con un criceto che canta buon compleanno in svedese o in cui voi cantate buon compleanno a un criceto svedese o in cui uno svedese canta una canzone su un criceto a voi. Poco importa che ci sia il criceto, anche lo svedese è indifferente, basta il pensiero appunto.
A questo ci arrivate e volete strafare? Siete sicuri? Un regalo non è una formalità, non è nemmeno un obbligo, è un messaggio d'affetto per qualcuno e dev'essere una cosa che, secondo voi, potrebbe piacergli. Se lo sbagliate gli state dicendo "io non ho capito una cippa di te", se gliene fate uno a caso dite "non ti voglio abbastanza bene". Quindi quando fate un regalo dimenticatevi di voi stessi e pensate al festeggiato, anche se secondo voi è pacchiano e un po' cretino, troppo naif, con gusti di merda e preferireste comprare quella pochette in pelle di coguaro che al limite se non se non la usa la passerà a voi. Intesi? Vi ho già stracciato le palle? Benissimo, almeno dimezziamo i regali a caso!
Per i superstiti, ammesso che ce ne siano: ecco la mia wishlist 2012.
1. Siccome di magliette sceme non mi bastano quelle che faccio io eccovene due che mi fanno impazzire. La prima dice "mi piacciono i tizi ciccioni con la barba" (ogni riferimento è puramente casuale), la seconda "il bacon aveva una madre" e le trovate qui e qui.
2. Un bel taccuino vintage per annotare le ricette, Modcloth.
3. Barattoli in latta con disegni che mi ricordano Maria Rosa del lievito Bertolini, Modcloth.
4. Occhiali da sole fatti a mano in bamboo, Etsy.
5. Porta spazzolini gufato, Modcloth.
6. Essiccatore.
7. Sale&pepe kitsch, siano essi a forma di piselli, uccelli (ehm, che accoppiata), conigli o altri animali, Modcloth ma li trovate anche su Etsy e Urban Outfitters.
8. Mestolo cuore in legno, Modcloth.
9. Ukulele fruttariano, Etsy.
10. Carrello da cucina, Ikea.
11. Lampada vintage, Modcloth.
12. Piatti decorati (non so dove si trovino ma se ne vedete di simili pensatemi).
13 Alzatina per torta e dolci, di qualsiasi colore, materiale e forma (e se qualcuno vuole farmi dei dolci non mi offendo).
14. Vestitino scemo, Modcloth (ma mi piacciono anche questo di Anthropologie e questo di Lazy Oaf).
Ovviamente se vi sentite abbastanza ferrati sui miei gusti potete fare da soli, se avete il coraggio.
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lunedì 22 ottobre 2012
Chiaralascura always triumphs!
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mercoledì 18 luglio 2012
Previously on Chiaralascura+Io non mi arrendo facilmente.
Ogni tanto perdo di vista il blog, un po' per pigrizia, un po' per colpa del lavoro (ultimamente i lavori come freelancer non mi mancano), un po' per le logoranti (ma piene di soddisfazioni) maratone culinarie di Veganzo che da un paio di mesi non si fermano più (alle quali si è aggiunta poi la nuova avventura dolciaria Bake or Die, un piccolo esperimento di pasticceria vegan casalinga di cui vi parlerò poi). Che cosa ho fatto da Aprile a oggi?
La mamma alla mia viziatissima, prepotente, mordace e possessiva canetta, le nuove magliette anti pelliccia, mercatini come se piovessero, iniziative veganze benefit, baratti a go go su zerorelativo, animazioni video, lavori di grafica, una piccola capatina in Sardegna dai miei genitori, purtroppo in una settimana di brutto tempo, la mia prima marmellata fatta in casa (con susine barattate con una mia vicina in cambio dei miei biscotti), vari tentativi falliti di autoproduzione di tempeh, estenuanti tentativi di ottenere un prestito a fondo perduto con relativi inciampi in una burocrazia che ammazza qualsiasi entusiasmo e mi ha quasi fatto venire la voglia di arrendermi. Ero, e ancora in parte sono, molto demoralizzata e sul punto di mollare anche per le troppe tasse che si portano via i miei pochi guadagni.
Ma non lo farò! Finora tutto quello che ho fatto l'ho fatto reggendomi sulle mie gambe (sono belle robuste, per usare un eufemismo) e contando sull'aiuto di chi ha creduto in me e si è appassionato al progetto. Sto pensando di lanciare una nuova campagna di crowdfunding a breve (come quella di Eppela di un anno fa, per intenderci), per produrre nuove cose senza mettermi nelle mani di banche, affidandomi a persone come me, facendo partire le cose dal basso, coinvolgendo le persone in quello che faccio. Voi che ne pensate?
Vi lascio con una gallery dei momenti migliori di questa primavera-estate. A presto!
Il mio banchetto alla Sagra del Seitan. Bia fa amicizia alla Sagra del Seitan


Mercatino equosolidale a Livorno Nuove shopper


Questa o quella? Ma si prendiamole tutte e due! Nuove t-shirt


La mamma alla mia viziatissima, prepotente, mordace e possessiva canetta, le nuove magliette anti pelliccia, mercatini come se piovessero, iniziative veganze benefit, baratti a go go su zerorelativo, animazioni video, lavori di grafica, una piccola capatina in Sardegna dai miei genitori, purtroppo in una settimana di brutto tempo, la mia prima marmellata fatta in casa (con susine barattate con una mia vicina in cambio dei miei biscotti), vari tentativi falliti di autoproduzione di tempeh, estenuanti tentativi di ottenere un prestito a fondo perduto con relativi inciampi in una burocrazia che ammazza qualsiasi entusiasmo e mi ha quasi fatto venire la voglia di arrendermi. Ero, e ancora in parte sono, molto demoralizzata e sul punto di mollare anche per le troppe tasse che si portano via i miei pochi guadagni.
Ma non lo farò! Finora tutto quello che ho fatto l'ho fatto reggendomi sulle mie gambe (sono belle robuste, per usare un eufemismo) e contando sull'aiuto di chi ha creduto in me e si è appassionato al progetto. Sto pensando di lanciare una nuova campagna di crowdfunding a breve (come quella di Eppela di un anno fa, per intenderci), per produrre nuove cose senza mettermi nelle mani di banche, affidandomi a persone come me, facendo partire le cose dal basso, coinvolgendo le persone in quello che faccio. Voi che ne pensate?
Vi lascio con una gallery dei momenti migliori di questa primavera-estate. A presto!
Il mio banchetto alla Sagra del Seitan. Bia fa amicizia alla Sagra del Seitan


Mercatino equosolidale a Livorno Nuove shopper


Questa o quella? Ma si prendiamole tutte e due! Nuove t-shirt

Una foto in cui (incredibilmente) mi piaccio fatta da Mimi
Black berries cupcakes Torta Margherita by Bake or die

Le mie nuove ballerine Camminaleggero I bellissimi e buonssimi Saponi della Strega


Momenti di delirio al benefit per Ippoasi Piatti spazzolati e facce felici al benefit di Ippoasi

I miei bellissimi nipotini americani appena arrivati qui in vacanza
Frangetta again Bia supergirl
Susine barattate Marmellata al primo colpo
Buffet vegan a Volterra ("Animale a chi?") Antipasti per Ippoasi


Momenti di delirio al benefit per Ippoasi Piatti spazzolati e facce felici al benefit di Ippoasi

I miei bellissimi nipotini americani appena arrivati qui in vacanza

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domenica 13 febbraio 2011
Iconografia nonsense: animali felici di essere mangiati
Avete mai notato l'iconografia assolutamente assurda delle locandine delle varie sagre di carne? C'è sempre l'animale di turno felice di essere mangiato: a volte solo sorridente, a volte col cappellino da cuoco intento a cucinare se stesso, altre addirittura si mangia da solo.
Il primato ce l'ha il maiale, seguito a ruota da altri animali bruttini come cinghiale, pollo, pesci. Non pervenute immagini di coniglietti e agnellini nelle sagre che li riguardano, forse per non spaventare i bambini. La mucca invece è sempre felice di farsi spremere e vive nei prati libera producendo latte come una fontana.

Il primato ce l'ha il maiale, seguito a ruota da altri animali bruttini come cinghiale, pollo, pesci. Non pervenute immagini di coniglietti e agnellini nelle sagre che li riguardano, forse per non spaventare i bambini. La mucca invece è sempre felice di farsi spremere e vive nei prati libera producendo latte come una fontana.

Vi lascio con le galline felici della Littizzetto: Luciana forse non sa che, allevate a terra o no, le galline provengono tutte dagli stabilimenti dove si selezionano i pulcini femmina del video sotto.
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domenica 30 gennaio 2011
Comunicazione disfunzionale
Di solito quando non scrivo è perché non ho nulla da dire, sono apatica, un po' depressa, annoiata, in preda al blocco del bloggatore e via discorrendo; ultimamente, però, è quasi il contrario: quando scrivo io sono sempre mossa da un fastidio, un prurito da grattare, un conato, un odio, insomma dalla mia vena polemica. Il problema è che, ultimamente, sono troppe le cose che mi solleticano il muscolo dell'astio e la mia mente si aggroviglia in preda agli spasmi causati da mille milioni di insulti rivolti ad altrettante cose e persone contemporaneamente, quindi perdo il filo e non riesco a concentrarmi su un solo obiettivo. Ho cercato di sfogarmi in tutti i modi, ho esercitato le mie proprietà linguistiche in risse multimediali, ho persino ceduto alle provocazioni del troll di turno, ma innanzitutto serve chiarezza, una scaletta, un ordine mentale.
In questo post cercherò di inalberarmi solo per un motivo, o più motivi correlati, ovvero i problemi comunicativi delle persone, che non hanno nulla o quasi nulla a che fare con la loro istruzione o cultura. Procederemo, per districare la matassa di sproloqui che popolano le mie emicranie, per categorie:
a)
Quelli che non capiscono la comunicazione non verbale:
con comunicazione non verbale si intendono non solo i gesti, la postura, l'intonazione, le espressioni del volto ma anche i silenzi. In particolare, di questa categoria sconfinata di disgraziati, io non sopporto coloro che non si rendono conto del vostro totale disinteresse verso quello che dicono: vi raccontano per la milionesima volta di quella volta che sono andati a pescare e a nulla vale far loro notare che è la milionesima volta che lo sentite, loro raccontano di nuovo tutta l'appassionante vicenda; vi danno la ricetta del cappone in umido anche se siete vegetariani, vi recitano versi della bibbia mentre vi prendete a bottigliate sul pacco, se mentre camminate insieme voi dite io giro qui (sapendo che loro, invece, vanno nella direzione opposta) acconsentono ad allungare in tragitto per finire di narrare la loro avvincente appendicectomia, se siete in treno o in aereo e fingete di dormire (il che comunica, o dovrebbe comunicare all'altro, che non avete voglia di parlare) continuano imperterriti a parlarvi. La loro ottusa determinazione non ha rivali e non conosce tregue: se li interrompete, loro riprenderanno sempre il filo.
L'unico modo per liberarvene sono metodi violenti, dal classico ci hai rotto i coglioni alle percosse; purtroppo se non siete persone rudi o violente sarete costretti a una scelta cruciale: sopportarli per sempre o snaturarvi e partorire il mostro che c'è in voi.
b)
Quelli che non sanno sostenere un dibattito o una discussione, che alle vostre argomentazioni rispondono con accuse o con una domanda fuori luogo, che quando voi ribattete rispondendo uno ad uno alle decine e decine di castronerie che sparano rispondono solo all'ultima affermazione/chiusa/battuta, che polemizzano ma non si capisce in nome di cosa, che alla fine stremati dalla dialettica passano alle volgarità ma poi si offendono se vedono che voi la sapete adoperare meglio di loro. Questi personaggi, tipici del web, possono essere combattuti disorientandoli con il metodo dello specchio: se trovano dall'altra parte una versione ancora più farneticante di loro stessi di solito si arrendono.
c)
Quelli che non capiscono l'ironia, ad esempio pensano (riferito al video del post precedente) che io voglia davvero andare ad Arcore, o meglio pensano che l'ironia sia un'altra cosa e non la figura retorica che consiste nell'affermare il contrario di ciò che si pensa, pensano che le vere persone ironiche siano i Fichi D'India quando fanno le vocine idiote o Pippo Franco vestito da donna. Queste persone mi causano pustole su tutto il corpo, mal di testa, nevralgie e alitosi dovuta alla bile. Di solito mi sforzo di lasciarli in balia delle loro credenze, ci sono però dei casi in cui, come un kamikaze, mi lancio nell'evangelizzazione di questi infelici con nessunissimo risultato: quando commenti una loro foto in cui sembrano un fungo atomico con un ironico "bei capelli" credono sempre che sia un complimento.
d)
Quelli che non parlano/scrivono nella mia lingua, e ora non sto facendo la figa che odia gli ignoranti: quando parlo con mia suocera o quando parlavo con mia nonna, ovviamente, non azzeccavano un congiuntivo, però io capisco e capivo esattamente il messaggio, stessa cosa quando leggo ciò che scrivono persone che magari non hanno una grande conoscenza della grammatica ma che hanno le idee chiare. Qui il problema è un altro: la mancanza di un pensiero precedente all'emissione vocale/scritta che causa un flusso ininterrotto di minchiate nel vento. Proprio ieri ho dovuto chiedere a una signorina con la quale dibattevo (ve l'ho detto che ultimamente sono polemica?) di utilizzare dei segni di interpunzione italiani: le sue parole in libertà mi facevano rimpiangere l'uso indiscriminato dei puntini di sospensione che la maggior parte della gente fa; perlomeno usano un punto per concludere la frase e i puntini puntini (tremila di solito, anche se ne basterebbero tre) al posto di virgola, punto e virgola e due punti, ma almeno sono comprensibili. Questa signorina, invece, odiava le pause ed era difficile distinguere soggetto, oggetto e verbo e dove iniziasse una frase e finisse un'altra; quello che si percepiva distintamente era la minchionaggine diffusa della mia interlocutrice.
Mi fermo qui, con un ultimo suggerimento: insieme al Cinque Maggio, i riassuntini dei Promessi Sposi, il tema sulla droga e le guerre puniche proporrei che alla scuola dell'obbligo - visto che ci passano tutti, anzi visto che la maggior parte dei personaggi sopracitati sono diplomati e laureati - si insegnasse agli studenti pensare prima di tutto e poi, secondariamente, ad argomentare, utilizzare la retorica, rispettare i turni di conversazione e, per quanto riguarda la parola scritta, ad utilizzare la punteggiatura o almeno a conoscerla prima di rinnegarla.
giovedì 9 dicembre 2010
Cose che erano wild(e) e ora sono scarpe e borsette.
Olivia Wilde, fino a ieri, era il mio mito, nonchè (ahimé) il sogno erotico del mio fidanzato: bella, simpatica, acuta, attivista per i diritti civili, vegana; poi ho notato che sul suo sito wildethings, accanto alla sezione veganismo, nella quale parla delle ragioni del suo essere vegan e consiglia ricette e libri di cucina, c'è la sezione press con i servizi di moda per i quali ha posato.
Sfogliando e rosicando (e che bei capelli, e che begli occhi, e come e magra, e com'è sexy, e com'è simpatica, è pure vegana, vaffanculo eccetera) mi imbatto in foto in cui indossa, nell'ordine: giubbino di pelle, vestito di seta, diamanti, scarpe di pelle. Inoltre nei suoi consigli di moda e bellezza compaiono degli stivali in pelle e lana, una borsa in vitello di Jimmy Choo e altre cose decisamente non cruelty free (tranne i trucchi, che sono della Shiseido che a quanto dice il sito non sono testati su animali). Che Olivia abbia deciso di separare vita privata e lavoro, vegana in privato e non vegana quando viene pagata profumatamente? Potrei capirlo in un poveraccio: sei un grafico stagista e ti tocca fare il sito di Annabella pellicce, sei un operatore video e ti tocca montare servizi sui conciatori delle pelli (cosa che a volte capita a Lorenzo, che infatti torna a casa bestemmiando come un turco) ma visto che sei una gnocca strapagata, visto che sei la vegetariana più sexy del mondo secondo PETA e fai tanto l'attivista potresti anche rifiutare, chiedere di metterti un paio di scarpe di Stella McCartney magari, non tanto per l'atto stesso di indossare le scarpe per il tempo del servizio ma perché essendo un role model in quel modo dai il messaggio sbagliato, ovvero se volete essere come me indossate le scarpe in pelle.
Comunque il fatto che la cosa sia in bella mostra sul sito (con tanto di didascalie "scarpe in pelle" eccetera) mi fa pensare
a) che almeno non si nasconde come Kate Winslet che posa in pelliccia e poi fa sapere tramite il suo agente di essere stata imbrogliata
b) che ritiene che sia sbagliato mangiare animali ma non sia sbagliato indossare la loro pelle
c) che pensa più ai soldi che alla coerenza
d) che pensa semplicemente che è lavoro
e) che lo debba fare per contratto con la sua agenzia.
Mah, poi vabbé è pure sposata con un principe italiano (che è pure un regista e un fotografo figo -lo scatto di lei in bianco e nero è suo - che si mette le allstar per far vedere quanto se ne frega di essere un principe) con tanto di castello, un difetto lo dovevo pur trovare. Voi che ne pensate?
Qui sopra marito e moglie- che tutte le riviste descrivono come hippy e selvaggi - nell'hippyssimo calendario Lavazza (ma mi faccia il piacere)!
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martedì 26 ottobre 2010
Prometto di inserire qualche battuta per alleggerire il tutto.
Qualche giorno fa, tra uno zio Michele, i disordini di Terzigno (che io chiamerei più difesa personale) e un cagnolino che ha salvato una cucciolata di lucertole è andata in onda su tutti i tg una notizia che parlava addirittura di disoccupazione. Ci dev'essere un tranello, ho subito pensato, e in effetti c'era; l'apertura buttava lì i numeri preoccupanti della disoccupazione giovanile, 23,5% per gli under 25 e 39,3% gli under 29 ma poi proseguiva facendo una rivelazione inquietante: proprio in questo momento di crisi, con questi numeri, ci sono giusto giusto migliaia e migliaia di posti vacanti nell'artigianato, posti che secondo i giornalisti nessuno vuole.
Seguono una sequela di interviste al finestraio, all'orologiaio, al panettiere, all'ombrellaio, all'arrotino, al sarto, al fabbro e via discorrendo. Tutti dicono la stessa cosa: è un lavoro duro, ti devi svegliare prestissimo, i ragazzi sono viziati, snobbano la formazione artigiana, nessuno vuole più fare l'artigiano, non ci sono più le mezze stagioni, si stava meglio quando si stava peggio, ai tempi di mio nonno bla bla bla...
Siccome poi è venuto fuori che queste erano richieste per personale QUALIFICATO (quindi non ci avrebbero presi comunque, l'arrotino senza esperienza lo fanno fare solo a Totti) Porta a porta si spinge oltre e dice che noi giovani SBAGLIAMO FORMAZIONE.
Ora, sarà tutta colpa nostra? Non sono stati proprio i nostri nonni giardinieri e le nostre madri sarte a spingerci a studiare? Non ci è stato sempre detto che a 15 anni eravamo troppo piccoli per scegliere una professione (senza contare che magari non dappertutto ma di solito le scuole professionali erano un parcheggio per bulletti dove ti promuovevano se rispettavi semplici regole come non dare fuoco ai tuoi compagni)? I nostri professori delle superiori, con i loro test attitudinali, non ci hanno forse consigliato le facoltà più in voga del momento come Scienze della Comunicazione e per finire l'Università stessa non ha gonfiato le statistiche sull'occupazione dopo la laurea (per loro ha trovato lavoro l'80% dei laureati a prescindere che facciano i giornalisti o vendano braccialetti sulla spiaggia)? E non se le sono prese le nostre tasse universitarie? Perché dopo il primo anno non è venuto Ciampi scortato dai corazzieri (o Berlusconi scortato da sette baldracche) ad esortarmi a fare un corso regionale per intagliatrice di sughero? Penso che a quest'ora non sarei così irritata e avrei già due bellissimi gemelli in stile Kinder.
Perché non scrivono fuori dalla Facoltà di Lettere e Filosofia o Scienze Politiche: facoltà puramente speculative e per uso personale a frequenza gratuita? Della serie a tuo rischio e pericolo, per la serie studiare non bastava ma ci voleva la palla del futuro, per la serie a me mi pare che me volete infinocchià.
venerdì 22 ottobre 2010
IO ODIO
Si, perchè va bene essere un po' peace and love e naif, va bene anche chiudere un occhio e un orecchio, va bene vivi e lascia vivere, va bene ognuno ha le sue ragioni ma arriva un punto in cui anche io odio, come tutti. Segue una lunga hate list, da recitare come un mantra:
Io odio i paraculi troppo gentili che pensano il contrario di ciò che dicono
Io odio chi non dice mai grazie come se tutto sia dovuto
Io odio i vegan che pensano che se non sei una taglia 40 fai cattiva pubblicità alla causa
Io odio chi fa finta di ascoltare e invece aspetta solo il suo turno per parlare
Io odio i lupi che si credono pecore
Io odio le file ai supermercati
Io odio i maniaci del clacson
Io odio le commesse dei negozi di abbigliamento
Io odio l'acqua Panna
Io odio i santoni della domenica
Io odio i presuntuosi
Io odio i frikkettoni che poi sono peggio degli squadristi se li contraddici
Io odio i piumini
Io odio le sneakers
Io odio l'oro e i diamanti
Io odio le rose rosse
Io odio Belpietro
Io odio i miei piedi
Io odio Kate Moss
Io odio i buonisti
Io odio i Led Zeppelin
Io odio i funghi nel sugo
Io odio l'aglio cotto
Io odio Topo Gigio
Io odio i treni
Io odio i gambaletti in nylon
Io odio i ficcanaso
Io odio i control freak
Io odio il flamenco
Io odio il cha cha cha
Io odio non avere l'ultima parola
Io odio il vento
Io odio gli uomini di buona volontà
Io odio le campane
Io odio i mitomani
Io odio gli approfittatori
Io odio (ad libitum)
Io odio i paraculi troppo gentili che pensano il contrario di ciò che dicono
Io odio chi non dice mai grazie come se tutto sia dovuto
Io odio i vegan che pensano che se non sei una taglia 40 fai cattiva pubblicità alla causa
Io odio chi fa finta di ascoltare e invece aspetta solo il suo turno per parlare
Io odio i lupi che si credono pecore
Io odio le file ai supermercati
Io odio i maniaci del clacson
Io odio le commesse dei negozi di abbigliamento
Io odio l'acqua Panna
Io odio i santoni della domenica
Io odio i presuntuosi
Io odio i frikkettoni che poi sono peggio degli squadristi se li contraddici
Io odio i piumini
Io odio le sneakers
Io odio l'oro e i diamanti
Io odio le rose rosse
Io odio Belpietro
Io odio i miei piedi
Io odio Kate Moss
Io odio i buonisti
Io odio i Led Zeppelin
Io odio i funghi nel sugo
Io odio l'aglio cotto
Io odio Topo Gigio
Io odio i treni
Io odio i gambaletti in nylon
Io odio i ficcanaso
Io odio i control freak
Io odio il flamenco
Io odio il cha cha cha
Io odio non avere l'ultima parola
Io odio il vento
Io odio gli uomini di buona volontà
Io odio le campane
Io odio i mitomani
Io odio gli approfittatori
Io odio (ad libitum)
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