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martedì 16 luglio 2013

Post di mezza estate: novità da Chiaralascura e consigli vegan per chi vive o soggiorna in Sardegna.

Scusate se ho trascurato il blog, ma com'era prevedibile il laboratorio mi sta assorbendo completamente e le giornate mi volano via tra schizzi, grafiche, illustrazioni, mani sporche di mille colori serigrafici, telefonate, mail, contabilità, inventari, pacchetti da riempire e pacchi da svuotare e vorrei avere un paio di cloni da lasciar riposare fino a mezzogiorno, belli freschi per poter interagire sui vari Social. Per ora, nonostante la mia scarsissima abitudine a delegare, mi sono fatta forza e ho affidato Twitter a Lorenzo e devo dire che è stata un'ottima scelta perché posta delle cose molto interessanti e tanta bella musica. Vi racconto un po' a cosa sto lavorando: ho già stampato tantissime nuove magliette, tutte come al solito fairtrade, biologiche e serigrafate da me con colori privi di ftalati e metalli pesanti e belle da indossare


 Inoltre sto riuscendo a lavorare su commissione su progetti che mi piacciono: gruppi ed eventi animalisti (Gavol Volterra per l'evento Volterra Vegan, Venus in furs), ristoranti vegani italiani e non (presto le novità!), rifugi per animali, illustratori e artigiani, quindi produzioni in linea con le mie scelte etiche, e questo mi rende molto felice, spero ne arrivino sempre di più! 

Pian piano mi sto anche riabituando a vivere in Sardegna dopo che mi ero ormai toscanizzata (modi di dire da livornese DOC compresi) e superata la paura iniziale o ritrovato vecchi amici e acquistato nuovi contatti oltre che scoperto con piacere la moltiplicazione esponenziale dei vegani. 
L'altra sera poi, per la felicità delle mie papille che per via degli orari che faccio stanno assaggiando ben pochi piatti degni di nota, sono finalmente riuscita ad andare al nuovo ristorante Blues Café Be Green by Margutta, succursale estiva del Margutta romano aperto da poco in Costa Smeralda. Fascia di prezzo sui 30 euro a testa ma cibo decisamente delizioso: in due abbiamo ordinato un menù arabo vegan (hummus speciale, paté di melanzane con la menta divino, felafel a forma di cuore croccantissimi, cous cous molto fresco e saporito, involtini di verza e fritti con caponatina, pane arabo),  scaloppine di seitan (fatto da loro e assolutamente delizioso) al limone e gazpacho ed eravamo davvero felici. In pratica consigliatissimo per i vegetariani e vegani della zona o per chi capita qui in vacanza visto che i posti dove mangiare scarseggiano o sono dei bidoni (senza fare nomi un ristorante in zona che scrive opzioni vegane a caratteri cubitali sui volantini e poi ti propina burger precotti a cifre esorbitanti) e vista la bontà indiscussa dei piatti. 

Unica nota stonata del beGreen è la presenza, accanto a tutti questi piatti vegetariani veganizzabili e vegani, del menù di pesce, inserito a quanto pare per accontentare i gusti prevalenti della zona, mentre io penso che sarebbe assolutamente meglio differenziarsi sia per una questione etica sia perché è proprio quello che attira le persone. Tra vegani e vegetariani residenti e non, allergici e intolleranti, curiosi, salutisti eccetera sono tante le persone ad avere difficoltà a trovare pane per i loro denti mentre, ovviamente, i ristoranti tradizionali abbondano, quindi bisognerebbe offrire cose che non ci sono e non quelle già presenti e già viste ed avere un'identità chiara no? Meglio per i pesci e meglio anche per noi, decisamente. 
A questo proposito molti amici che verranno qui in vacanza mi chiedono dove andare a mangiare vegan nella mia zona, quindi a parte il nuovo acquisto BeGreen vi do alcune dritte anche se pochine purtroppo: a Olbia nella zona del mio lab (zona Bandinu) trovate il Nibbio che oltre alle ottime pizze che potete veganizzare troverete ottimi felafel  fatti dalla mia amica Tatiana, serviti al piatto o nella focaccia cotta a legna e accompagnati da maionese vegan fatta in casa. Non rischiate perché sanno esattamente cosa significa vegan! Per il resto ci sono alcuni ristoranti cinesi tra cui il Cai Dong in cui hanno anche una zuppa con il tofu e l'happy days in Viale Aldo Moro in cui oltre ai maki di verdure trovate una buona insalata con avocado e anacardi e il burrito vegetariano (vegan se lo prendete senza la salsa). Non sono ancora molto ferrata sui posti fuori Olbia ma vi segnalo sulla fiducia (vista la felicità di chiunque vi abbia messo piede) un altro posto vegan friendly (speriamo presto del tutto vegan): il Drago a Porto Torres offre una ventina di panini vegan con seitan, tofu e tempeh completi di salse, a detta di un amico onnivoro il miglior panino zozzone mai mangiato, quindi penso che ci andrò presto!
Concludo il post chilometrico con un po' di foto del concorso "fotografati e vinci" che ho lanciato su Instagram e Facebook: avete tempo fino al 31 luglio per mandarmi una foto simpatica mentre indossate la mia maglietta, in palio 5 t-shirt. Una foto scelta da me e le altre 4 tra quelle con più like. Dai, scattate!



venerdì 30 novembre 2012

Regali cruelty free e handmade.

Le feste sono una palla, specialmente se non sei credente e sei vegan, ma di questo abbiamo già parlato.
C'è crisi, non abbiamo una lira, e di questo ne parlano tutti, non c'è bisogno di mettere il dito nella piaga.
Volete comunque fare dei piccoli regali per le feste? Volete spendere poco ma regalare qualcosa di etico, unico, di buona qualità, utile ed esteticamente appagante? Scegliete regali cruelty free, produzioni indipendenti e piccoli oggetti fatti a mano. Ecco i regali che farò io:
1-2-3: I miei nuovi poster incorniciati (li trovate su www.chiaralascura.it), specialmente quello natalizio!
4: I saponi e le candele di Mimi strega, 100% vegetali, assolutamente cruelty free, belli, profumati, nutrienti.
5: Biscotti fatti da me, con una bella confezione magari disegnata a mano.
6: Il libro di Vegan Riot, da regalare agli amici onnivori per prenderli per la gola, a quelli vegan perché li farete felici, alla mamma o la zia che non sanno mai cosa cucinarvi.
7: Vegan Pie in the sky, Vegan Cupcakes take over the world e Vegan Cookies invade your cookie jar, una trilogia per aspiranti cicciovegani.

Altri consigli handmade/vegan/crueltyfree:
t.shirt, vestiti, felpe e tazze dal mio shop
Disabitando
Martafrida
Veroconcreta
Petit pois Rose
Saletta Team
Pirata Lab
Clarissa

Dimenticavo: sul mio negozio trovate prezzi ribassati su molti articoli per tutto il periodo natalizio, spedizione gratis a partire da una spesa di 50 euro e sorprese in ogni pacchetto!


















venerdì 10 giugno 2011

Che ozio il matrimozio

Questo è stato l'anno del matrimonio per eccellenza: per tutto l'anno non abbiamo sentito parlare che di Kate e William, diete, sbiancamenti di denti, vestiti, cappelli e cappellini, totostilisti eccetera, in un'isteria collettiva che ha danneggiato ancora di più la già fragile condizione mentale della donna media con aspirazioni principesche.
Perché se devi passare il resto della vita con uno che somiglia a William o al cavallo di Cenerentola stempiato- che praticamente è il suo sosia - ma che non ha i soldi neanche per offrirti una pizza e una birra, almeno il giorno del tuo matrimonio dev'essere sfarzoso, perfetto e pacchiano come quello di una favola. 
E allora vai giù con le carrozze, i cavalli, gli strascichi, l'orchestra, 7 wedding planner rigorosamente omosessuali che costano un occhio della testa ma sono tanto raffinati, roba che i vostri genitori devono prendere un mutuo solo per il bouquet di fiorellini che crescono solo sulla vetta dell'Hmalaya e il vestito disegnato su misura per voi da Elton John e Valentino sotto supervisione di Lady Gaga in persona. 
Poi naturalmente c'è la preparazione: certo il vostro lui vi ama come siete, ma non potete sopportare di andare così come siete alle vostre nozze, sarebbe orribile!  È per questo che un matrimonio va organizzato dai 2 ai 5 anni prima (a seconda del grado di megalomania della coppia e della cozzaggine della sposa): tra la dieta dimagrante, il personal trainer, la riduzione o il rigonfiamento della puppa, le extension, il ritocchino alla gobba del naso o al malleolo irregolare e il tempo impiegato a convincere Gennarino vostro che siete proprio voi, Mariafranca sua, non rimane molto tempo per assaggiare le ottocentotrentasette pietanze al ristorante, far disegnare le partecipazioni, scegliere gli abiti adatti per tutte le vostre damigelle e via discorrendo. 
Insomma, una faticaccia enorme per poi mostrare orgogliosamente il vostro album: millenovecentotrentasette immagini con effetto fluo di voi che accarezzate la tendina di casa, il vostro sguardo rivolto alla finestra mentre pensate a lui (provate a digitare bride at the window su google), il taglio della torta, il lancio del bouquet da ventisettemila euro, il taglio della cravatta e infine voi due sulla spiaggia o in altro locus amenus, sempre con l'effetto fluo tanto caro ai fotografi.
Ora, come saprete io non sono pigra ma sono per il risparmio energetico, quindi vi racconterò il mio di matrimonio: il matrimonio per chi si vuole sposare domani e mangiare bomboloni fino al giorno prima, che non si vuole stressare (ma le avete viste certe spose con la congiuntivite o gli sfoghi nel loro grande giorno perché stavano, passatemi il termine, sclerando come delle squilibrate mentali fino al giorno prima?); insomma un matrimozio. Il vestito l'ho visto su un sito e il giorno dopo l'ho comprato misurandolo una sola volta, gli anelli erano gli unici ad entrarci (abbiamo il ditone), il bouquet era un'insalata, biologica ma pur sempre insalata e a parte ordinare due dolcetti e comprare dei baffi finti per fare le foto non abbiamo fatto nulla, anzi sono arrivata a casa a mezz'ora dalle nozze per prepararmi e non ho neanche stirato i pantaloni di Lorenzo, il che direte voi come inizio del matrimonio non è male. 
Ovviamente non avevamo nessuna pretesa di essere originali, di matrimoni alternativi in America ne hanno talmente tanti che non ne possono più, come potete leggere qui, però ci siamo divertiti tanto senza fare sforzi e modestamente parlando il puledro reale e la sua legittima compagna ci fanno una pippa (ogni riferimento alla damigella più famosa del mondo è una pippa mentale).
Ora vi lascio alle immagini del matrimozio, vegano ovviamente.










domenica 27 febbraio 2011

Carnevale vegano un po' demotivato, un po' sarcastico, un po' tardo adolescenziale.

Ogni volta che mi maschero ad Halloween o a carnevale mi tocca sempre indossare un cartellino con il nome: nessuno capisce mai da cosa sono vestita, vuoi per l'ignoranza galoppante, vuoi per la scarsa qualità del costume dovuta allo scarso amore per l'atto in sé. Quest'anno, per carnevale, vi propongo due look un po' asociali ma sicuramente di culto: Enid di Ghost World e Daria Morgendorffer. Ho aggiunto due particolari che non appartengono ai personaggi in questione: vestiti e accessori cruelty free e le mie t-shirt a completare il tutto. Insomma, Enid e Daria se fossero vegane: lo scazzo rimane e c'è anche un motivo in più per avercela col mondo.
Enjoy!


Per Daria: Giacca o felpa verde, sintetica o in cotone, gonna nera 100% cotone, Zara, anfibi vegan Vegetarian Shoes, montatura tonda Rokit, t-shirt eat different nera e Save the tuna color mostrarda di Chiaralascura.

Per Enid: colori fluo per capelli punk - rigorosamente vegan - da Vegan Essentials, giubbino da motociclista  Vegetarian Shoes, gli immancabili fumetti di Ghost World, occhiali vintage GirlProps, anfibi (sempre gli stessi), gonna in cotone organico Emma Watson, maglia signor broccolo Chiaralascura, spilla a forma di t-rex, Kitschygalore su Etsy, borsa Eat different di Chiaralascura.

Per entrambe: la faccia più scoglionata che riuscite a fare.

sabato 11 dicembre 2010

Wishlist 2 la vendetta

Non contenta della fallimentare wishlist di compleanno, ignorata praticamente da tutti (tranne che da Patrizia, che ringrazio per il cappello a forma di gufo)  e che trovate nei vecchi post, ho deciso di ritentare ma prima voglio fare delle premesse:
1. prima di tutto, l'ho già detto e lo ribadisco, non è necessario fare i regali a tutti i costi perché ci sono delle feste comandate, se volete bene a qualcuno potete stupirlo con regali estemporanei anche nei giorni comuni.
2. Se proprio non potete farne a meno non fate regali a caso, lo trovo molto offensivo e preferisco non riceverne affatto.
3. Mi piacciono le sorprese ma solo in pochi sanno farle, la maggior parte delle persone non ascolta gli altri e raramente sa cosa amano e desiderano davvero.
Ecco perché urge una wishlist, che ovviamente può essere presa alla lettera o usata come spunto.
L'ho ordinata dall'idea più facile alla più difficile ma sappiate che sono tutte ben accette.
a) Titolo: Chi se ne frega del Natale. Difficoltà: facilissima. Svolgimento: non mi fate il regalo, io non lo faccio a voi e andiamo a berci una birra tutti contenti.
b) Titolo: Un pensierino, dedicato a tutti quelli che "un portafoto, una magliettina". Difficoltà: facile, a me piacciono da morire le cazzatine ma dovete saperle individuare. Svolgimento: mi fate un pensierino ma vi concentrate un attimo sul mio stile, con l'aiuto della figura in basso a cui potete ispirarvi:































1. Cornici a forma di televisore vintage o polaroid.
2. Base per dolci per riporre i miei prossimi cupcake.
3. Cavatappi coi baffi.
4. Appendi orecchini e gioiellini a forma di sedie accatastate.
5.Macchina per fare i cupcake
6.Teglia per tortine.
7. Diamonica, la odiavo alle medie ma da quando l'ho vista in Basilicata coast to coast la voglio assolutamente
8. Orologino vagamente vintage.
9. Maglia con colletto bianco o similari.
10. La cazzata estrema, la matita-fionda.
11. La undici non c'è ma vi approfitto per chiedervi se potete controllare che il profumino non sia testato su animali e che ciò che mi regalate non contenga lana, pelle e seta.

c) Titolo: Sia fatta la tua volontà, dedicato a chi il regalo me lo deve fare perché altrimenti che Natale è? (strizzatina d'occhio verso mia madre) e deve essere pure bello. Difficoltà: media, perché richiede una certa ricerca.































1. Una selezione di prodotti Lush, controllando che abbiano la v di Vegan (ce l'hanno quasi tutti).
2. Una borsetta Irregular Choice.
3. Gli stivali di Vegetarian Shoes che si mette anche Natalie Portman (come sono fescion ultimamente).
4. Le scarpine con i gelati sempre di Irregular Choice.
5. La trousse Vegan Palette di Urban Decay.
6. Scarpe assurde ma bellissime, sempre Irregular Choice.

d) Titolo: il paese dei balocchi. Difficoltà: alta.




























1. Diventate vegani o almeno vegetariani, per sempre o almeno per le feste.
2. Salvate un maialino dal macello e mi nominate sua madrina.
3. Se dovete prendere un cane lo adottate al canile.
4. Fate una donazione a Ippoasi, la fattoria della pace che ha salvato il maialino Gorgo e la capretta Piero (con me nella foto).

Fine della whishlist.

Note: Quasi tutti gli oggettini della prima foto li trovate da Urban Outfitters, la diamonica e la teglia di trovano rispettivamente nei negozi di strumenti musicali e in quelli di prodotti per la casa.

venerdì 3 dicembre 2010

Come sopravvivere a un natale in famiglia da atei, vegani e malvestiti.

Le feste comandate, religiose o no, sono sempre una gran rottura o, come dicono i miei amici americani (ovvero i personaggi delle serie tv) a pain in the ass. Io, poi, ci ho messo del mio meglio e sono venuta su atea, vegana, sovrappeso e malvestita, praticamente un Grinch con ritenzione idrica, erbivoro (ecco perché è verde) e spettinato! Volete sapere come io e i miei simili sopravviviamo alle festività? Ci sono vari metodi, che ora illustrerò:

1) La linea dura: vi presentate al pranzo in pigiama, capello unto e pantofole sfottendo gli ospiti per le loro mise eleganti, fate monologhi comici in cui sfottete il bambinello e tutta la sacra famiglia, distribuite volantini sulla vita vegana e fate di continuo domande del tipo: lo sai come è fatto quello? Lo sai quanta sofferenza ha causato? Al posto dei segnaposto mettete delle targhette con su scritto "killer" eccetera. Questo approccio vi permette sicuramente di sopravvivere al Natale ma ha un epilogo triste: niente regali sotto l'albero per voi, siete stati mooolto cattivi e di solito la zia Adele chiama un esorcista.

2) Linea subdola: vi presentate pettinati, benvestiti e dimagriti e servite agli invitati dei piatti imbroglia-onnivoro: ravioli con la ricotta (vegan) e il ragù (di seitan), arrosto (sempre di seitan) con patate o filetti (idem) con salsine grassissime, dolci variegati. Preparate pensierini per tutti: un profumino, una borsetta, dei cestini di specialità e solo alla fine, mentre se ne vanno, rivelate tutta la squallida vertà: 1. non siete dimagriti, portate una guaina, 2. quello era seitan, 3. Le borsette sono in ecopelle, il profumo non è testato sugli animali, i prodotti sono vegan! Dopo aver spazzolato tutto non potranno dire nulla e se ne andranno con la coda tra le gambe.

3) Il mondo ideale: Non festeggiate il natale.

4) Il mondo ideale all'ennesima potenza: festeggiate tra cicciovegani atei/agnostici solo per dilettarvi in cucina e bestemmiare in allegria. Ricevete regali cruelty free e ne fate altrettanti. Alla fine, a coronamento del sogno, cade il governo!

5) Linea cagasotto: per un giorno vi adeguate e mangiate solo il contorno di verdure mentre quelli si strafogano di bestie di ogni genere. Di solito al terzo Natale così stermini la famiglia mettendo veleno per topi nello zampone. In ogni caso tu sopravvivi anche se in galera e ti tocca mangiare contorni per sempre.

Qualunque sia la vostra linea difensiva vi auguro le feste meno traumatiche possibili!

venerdì 15 ottobre 2010

Pajama worker: i pro e i contro

Una mia canzoncina diceva "se potessi uscirei solo in pigiama, se potessi non uscirei mai" e forse il mio desiderio si è avverato: mi posso definire una lavoratrice indipendente, una lavoratrice a domicilio o, come dicono gli amerigani, una "Pajama Worker", termine che come immaginerete mi ha subito conquistata per la sua efficacia e sopratutto per la sua affinità elettiva con la mia persona. Ganzo, direte voi, ma lo è davvero? Con riserva, vi rispondo, perché le insidie sono ovunque e non le ho ancora individuate tutte. Ma iniziamo con i pro:

- Ti alzi all'ora che ti pare
- Non devi lavarti, vestirti e renderti presentabile (puoi stare, appunto, in pigiama)
- Non devi guidare la macchina, la moto o pedalare, quindi risparmi soldi e fatica.
- Mangi a casa tua, quindi risparmi soldi e fegato.
- Puoi lavorare in poltrona, sul divano o a letto
- I tempi di consegna li gestisci tu, lo stesso vale per il guadagno 
- Niente convenevoli con datori di lavoro e colleghi antipatici (perché non sono mica tutti simpatici, sapevatelo!)
- Non devi chiedere permessi
- Se sei malato non devi andare dal dottore a prendere il certificato
- Puoi dire di no ai lavori che vanno contro la tua etica (per quanto i soldi siano sempre soldi, io il video delle pellicce annabella non ve lo monterò mai prrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrr)


Figata, direte voi. Ma è davvero così semplice? No, vi rispondo io, perché la lista degli svantaggi è altrettanto lunga:


- Se la mattina non ti alzi presto, lavorerai fino a mezzanotte.
- Se non stai attento, cazzeggerai su facebook e perderai tempo. D'altra parte c'è anche il rischio di essere troppo zelanti, di non fare pause, di lavorare fino a tardi perché stare con un computer sulle ginocchia seduta sul letto ti sembra una forma di schiavitù più leggera che sedere 8 ore su una sedia scomoda.
- Ti si atrofizzano le gambe, non ti lavi e non ti vesti per giorni, i tuoi capelli unti ti fanno somigliare ad una lontra e il tuo pigiama puzza di cane bagnato.
- Non ti alzi mai dal letto e stai nella posizione polmone d'acciaio, ti si forma il doppio mento da decubito. Mangi anche a letto per risparmiare tempo e tutto intorno a te è unto e bricioloso.
- Non sai mai quando ti pagheranno e fai sempre tutto di corsa
- Non parli con nessuno in tutto il giorno, quasi quasi ti mancano i peggiori rompipalle
- Lavori anche se sei malato e dici di no a tutti gli impegni
- Dici di si a tutti i lavori perché hai paura di non guadagnare abbastanza


Per non parlare di parenti e amici che pensano che tu sia disoccupato e, quando ti trovano in casa (passano a qualunque ora, tanto mica stai lavorando) che vaghi in camicia da notte cercando ispirazione per un nuovo storyboard, si preoccupano e cominciano a lanciare in random frasi del tipo: ma tu sei brava col computer no? Perché da me cercano uno che spolveri gli schermi e le tastiere, magari posso metterci una buona parola. Con tutto il rispetto per gli spolveratori. 


Quindi cosa vi consiglio? Un semplice decalogo per mantenere un equilibrio, una disciplina (parole che mi fanno rabbrividire ma, ahimè, devo defrikkettonizzarmi un attimo) e godere appieno di questa condizione:


1. Svegliatevi presto, in modo da iniziare a lavorare alle 9
2. Lavatevi, santa polenta, poi magari indossate non un pigiama (devo abbandonarti, mio amato) ma un qualcosa di ibrido e altrettanto comodo con cui, si, potete anche dormire ma che possa confondere gli ospiti ficcanaso facendosi scambiare per uno stile casual, out of bed, radical half-sleep, scanzonato. Una maglietta strafottente come quella che vedete nell'immagine andrebbe benone. Insomma non potranno dire che siete in pigiama.
3. Allestite una zona studio, una scrivania, o se proprio non ce la fate a sedervi un supporto per pc sul letto, insomma qualcosa che dia una parvenza di ordine alla vostra postazione. Tenete in ordine appunti, fatture, preventivi eccetera.
4. Fatevi dare un anticipo dei lavori che accettate e tenete tutte le mail.
5. Fate un calcolo delle ore effettive che vi ci vorranno e, se siete troppo carichi, imparate a dire di no e a dare i giusti tempi.
6. Salvo emergenze, il week-end è sacro.
7. Prendete un caffè con un'amica, fate un giro in bici per comprare il pane, mangiate seduti a tavola e non al pc
8. Agli amici supponenti, parlate in cifre, è l'unica cosa che capiscono.
9. Se siete malati non lavorate.
10. Se un lavoro vi fa più schifo di altri fatelo per primo al mattino e lasciate quelli belli alla sera.










Nell'immagine sopra, oggetti più o meno utili alla sopravvivenza del lavoratore in pigiama: postazione di lavoro modular swvlh che si ripiega e diventa letto, tazza con scritta minacciosa per far capire a tua madre che anche se sei in vestaglia stai lavorando, cuscino scrivibile per non perdere mai nessuna delle tue idee, supporto per pc da letto, maglietta sopracitata, cuscini terribilmente nerd e postazione di lavoro Ergopod per pigri cronici. 
Per dovere di cronaca, la mia canzoncina:

sabato 9 ottobre 2010

Il metodo Stanislavskij applicato ad Halloween

Lo so, lo so, sono affetta da una grave forma di esterofilia oppure è solo colpa di Tim Burton, in ogni caso devo fare outing: io adoro halloween, non ci posso fare nulla. L'amore, però, non mi ha accecata del tutto e posso permettermi una piccola critica: basta con le streghe, i fantasmi e i vampiri generici, che cos'è questo qualunquismo del mondo dei mostri? Non sono mica tutti uguali, lo sapete? Per essere credibile nella mia mascherata devo approfondire psicologicamente il personaggio, cercare nel profondo delle cose che mi accomunano ad esso, farlo mio. Il vampiro, per esempio, insomma aldilà dei denti appuntiti o del suo succhiare il sangue, che musica ascolta? Ci ho pensato molto oggi (questa sa proprio come trascorrere il sabato, direte voi ma io potrei controbattere con un "alzi la mano chi oggi è stato all'ipercop") e ho dato vita al vampiro in paranoia, un vampiro depresso, un vampiro che ha perso il lavoro perché era contro la violenza e ora non sa più che fare della sua vita, un vampiro a cui non piacciono i mantelli neri, un vampiro che ascolta Daniel Johnston e suona l'ukulele, un vampiro che quando va alle feste si addormenta e che al sangue preferisce il boody mary e le caramelle. La sua canzone, neanche a dirlo, è Vampire di Antsy Pants.


La realizzazione del costume è facilissima: dei denti da vampiro, una t-shirt grigina triste unisex su cui, se l'inedia ve lo permette, potrete gridare tutta la vostra e sua (del vampiro) disperazione, un paio di pantaloni del pigiama, magari in tema halloweenesco (notare l'orrifico neologismo), un paio di pantofole a forma di coniglio mannaro (citazione dai Monty Python, perché lui, il vampiro, è un cinefilo), borsa portacaramelle già piena (tanto non ve ne darà nessuno), cuscino a forma di pipistrello per dormire comodamente ai noiosissimi party a cui verrete invitati, bloody mary già pronto (tanto nessuno vi offrirà da bere), tazza per la tisana con frasi incoraggianti (questa è di Cheerfulone). La parte da leone, però, la farà la vostra faccia, quindi cercate di essere più mogi che potete.

venerdì 8 ottobre 2010

Tips and tricks per un felice (mio) compleanno

Come molti di voi non sanno tra un mese esatto si celebra il mio trentesimo compleanno e vorrei facilitarvi le cose, in modo che questa ricorrenza venga onorata nel modo adeguato e tutti possiate tornare sani e salvi dalle vostre famiglie senza incorrere nella mia ira.
Si, perché ne ho fin sopra i capelli di cianfrusaglie random e senza personalità, per non parlare delle letture di dubbio gusto provenienti dallo scaffale dei (rabbrividiamo) best seller.
Ma prima dei consigli, una premessa: non è obbligatorio farmi un regalo (a meno che io non vi inviti alla mia festa aka il party più sfavillante del nuovo millennio) e, se proprio lo dovete fare, non è obbligatorio spendere miliardi, basta solo acquistare con cognizione di causa.
Ed eccovi, schematizzata, una mappa mentale del mio concetto di beatitudine compleannesca:
1. Nel paese delle creature selvagge (Where the wild things are) edizione pelosa in inglese (la trovate qui) o qualunque altro libro per bambini in edizioni particolari.
2. Sale&pepe kitsch: costano pochi euro e su Etsy ne trovate centinaia, a forma di qualunque cosa vi venga in mente.
3. Porta Onigiri a forma di panda o qualunque bento box o accessori per bento.Li trovate su Bottega Giapponese o su ebay.
4. Stampa originale di Daniel Johnston (si trova sul suo sito ufficiale) o anche non originale (stampatevela a casa e mettetemela in una bella cornicetta) o un disegno naif fatto da voi che mi spaccerete per Daniel Johnston e io rivenderò come tale anni dopo incorrendo in un processo.
5. Fatemi dei cupcakes vegani o regalatemi il libro Vegan Cupcakes.
6. Face plate, piatto con faccina.
7. Mug sleeve, ovvero manicotto per tazze (serve a prendere la tisana senza scottarti) possibilmente fatto a mano (se da voi è meglio).
8. Sciarpa gatto fatta a mano (idem come sopra).
9. Portachiavi  da parete (io le perdo sempre) a forma di baffi o qualunque oggetto con i baffi.
10. Grembiule da cucina retrò da brava massaia.
11. Uno dei pelusche geneticamente modificati di Lucie Roberts o un pupazzo/bambola artigianale, magari fatto da voi.
12. Spilla a forma di gufo o qualunque cosa contenente gufi (non cibo).
14. Per i più ricchi, il divano che ti abbraccia di Amelie Labarthe.
Spero di essere stata esaustiva, avete un mese di tempo per a) non comprarmi nulla e pensare semplicemente a cosa scrivermi nella bacheca di facebook, b) cercare di restituire/rivendere/far sparire il libro di Moccia che mi avevate comprato, c) seguire questi consigli. Le immagini sono solo dimostrative, non siate didascalici, le variazioni sul tema sono ben accette.
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