lunedì 17 ottobre 2016

What's Up Monday - Vegfest week!

ENGLISH VERSION BELOW

Come promesso, una settimana dopo, sono qui a raccontarvi le novità della settimana.
Questa appena iniziata, però, è una settimana speciale, che si concluderà con l'evento per cui mi sto preparando da mesi: il Vegfest di Londra, al quale seguiranno West Midlands Vegan festival (Wolverhampton), Vegan Days Padova e Miveg (Milano). Sono tutti ravvicinati (alcuni sovrapposti), perciò io seguirò quelli all'estero mentre in Italia troverete la mitica Simona. Se non la conoscete dovreste, collabora con noi da un anno ed è una vera amica e una collaboratrice preziosa.
Potete seguire il suo podcast su Radioveg.it!
Mancano solo quattro giorni alla mia partenza e tutto deve essere pronto prima, ma mi basterà il tempo? Nonostante il panico mi pare di essermi organizzata un po' meglio del solito: quasi tutta la merce per Londra è già partita (grazie a Lorenzo che sta stampando come un pazzo), gli scatoloni per l'Italia sono quasi tutti pronti, mancano giusto un po' di magliette con le grafiche nuove, ristampare gli unicorni, le tazze per i festival italiani ("buongiorno un cazzo a go go" si è raccomandata Simona), le spille, gli specchietti, i magneti, preparare la mia valigia (starò in UK 12 giorni, ho paura che sarà un valigione), chiudere i lavori su commissione prima di partire, spedire i pacchi a Simona...Aiuto, in quattro giorni? Ok dai, niente panico, una cosa alla volta!

As I promised I will keep you posted every monday, telling you all all the new stuff that is happening.
This is a special week, Vegfest week! I've been working for this week for months and this year the effort is even more, because I have another big festival in the Uk (West Midlands Vegan Festival) the week after and 2 events in Italy (Vegan days Padova and Miveg in Milan). They' re all big and all close, so I will be working in the Uk and Simona is taking care of the Italian ones. If you don't know Simona you should: she's been running my stall at festivals in Italy since last year, she's a great friend and a great person to work with! You can hear her podcast here!
So, I only have 4 days to get all the things done. Am I going to make it? I feel like we are almost done: most of the merch I will be selling in London has been shipped (thanks to Lorenzo who is printing like crazy), we just need to print some more and send the merch italian ones, print the badges, the magnets, the mirrors, finish some custom graphic design for clients, print the mugs...OMG in 4 days? Ok, no panic, one thing at the time!

Scappo, mi metto a lavoro. Vi lascio con le ultime news dallo shop:

I have to go back to work now. Here are the latest news:

1) l'agenda Busy Bitch, di cui ho aperto il preorder una settimana fa, sta andando alla grande. Questa settimana ho ricevuto le prime stampe di prova e la adoro, credo che sia una delle cose più carine che ho fatto finora. A grande richiesta ora è disponibile in due formati: A5 e A4.

The busy bitch planner is selling so good and the A5 version is now available of for preorder. I received the first prints and is by far one of my favourite products ever.

























2) La collezione di Halloween (shopper e tazze) con i costumi vegan di Halloween. Vi è piaciuta tanto e una cliente americana ha deciso di fare un omaggio al mio Broccolo Vampiro creando un bellissimo pupazzo, che mi ha spedito. Non è adorabile?

The Halloween design has many fans and Shirley (an american facebook friend and customer) made a crochet version of our vampire broccoli. Isn't it adorable?





















3) Le nuove magliette Hummus e Vegan Wet Dreams. Sono molto soddisfatta di entrambe. Voi che ne pensate?

The new tees. I love them so much. What do you think?






















lunedì 10 ottobre 2016

What's up Monday

ENGLISH VERSION BELOW

Ciao a tutti!

Molti di voi mi stanno scrivendo in questi giorni e quasi tutti con la stessa domanda: "Cosa è successo a Chiaralascura?". Si perché, all'improvviso, dopo un anno di quasi totale immobilità con piccolissime novità, vi siete accorti che nel mio shop e nei canali social c'è uno strano fermento, anche troppo forse, perché non riesco a dosare e tenere per me la quantità massiccia di novità in arrivo! La domanda però è mal posta ragazzi! La vera domanda è:

MA CHE MINCHIA TI ERA SUCCESSO PRIMA? (Scusate eh, ma l'enfasi è importante).

Si perché ok, sono sempre stata bradipo inside e nella mia anima brilla una luce al neon a forma di pantofola, ma per me non è normale essere così poco creativa per un anno intero, essere così poco motivata verso il lavoro dei miei sogni che mi sono costruita.
Senza scendere nei particolari personali vi dirò che gli ultimi due anni sono stati, diciamo, per usare una metafora cromatica, marroncini, e che (senza contare tutto quello che comporta essere un lavoratore autonomo in Italia) vari fattori esterni e interni al lavoro avevano ridotto le mie energie e la mia autostima. Insomma ero pronta a chiudere i battenti, pensavo di non potercela fare più.
Poi è successo qualcosa: mi sono fatta un bell'esame di coscienza, ho esaminato i possibili scenari, ho valutato tutto razionalmente e ho capito varie cose, in realtà abbastanza ovvie:

1. I clienti che non pagano, le tasse da pagare, le spese, lo stress, i commenti antipatici su internet, i problemi personali, i cali di energia e di creatività esistono sempre e comunque, ma mai prima d'ora mi avevano condizionato tanto.

2. Alla luce di questo un buon 60% della situazione negativa era colpa mia, perché passavo il tempo ad arrovellarmi su cose fuori dal mio controllo invece di farmi il culo sulle cose che potevo controllare.

3. Lamentarsi consuma più energie di quelle che spenderesti per fare le cose.

Non è una formula magica, non è una roba motivazionale, è semplicemente la pura verità.

Vabbé, insomma, valutato questo e preso atto del fatto che da qui a cinquant'anni mi vedo sempre qui a fare disegnini e non ho nessuna intenzione di mandare il curriculum a Findomestic (non che ci sia niente di male, ma non sono la persona giusta per loro), ho deciso di fare una delle mie prime mosse "da adulta", ho preso le mie responsabilità e tutto questo ha scatenato una botta di energia che nemmeno io mi spiego. Pensavo di non avere più idee e invece ogni giorno ho un prodotto nuovo sullo shop, richieste di preventivi per lavori su commissione, nuove idee per collezioni future.
Sono così carica che verrei a lavorare anche la domenica e faccio fatica a staccare la sera.
Insomma mi sono di nuovo innamorata del mio progetto!

Con questo post inauguro la rubrica What's up monday cui ogni lunedì vi racconterò le novità.
Per vedere i nuovi prodotti e prenotare l'agenda planner 2017 che ho progettato per voi visitate il sito!


Hello!

I am getting a lot of emails and messages from clients and followers lately and most of them with the same questio: "What's happening at Chiaralascura?". Yes, because, out of the blue, after one year of almost total stillness with a very few news, you noticed our shop and social profiles have a strange sparkle, maybe even too much, because I can't keep any secrets to myself and I am spilling all the upcoming things! The question is wrong though. You should all be asking me this:

WHAT THE FUCK WAS HAPPENING TO YOU BEFORE? (excuse me for the enphasis)

Because, ok, I've always been a sloth and inside my soul I have a sparkling slipper shaped neon sign, but I've never had a year like this one, without any creativity and without motivation for the job of my dreams, the one I created for myself.
I won't spill personal stuff but, to use a colorful methaphor, I will tell you the past 2 years where very brown and stinky and, without considering how hard it is to be self-employed in Italy, a lot of things were lowering my self esteem and my energy. I was ready to go out of business, I thought I as done.
Then something happened: I analysed all the possibilities, I rationally examined everithing and I realized some things that were actually pretty obvious:

1. Clients who don't pay, taxes, bad internet comments, personal issues, stress, creativity loss, tireness are things that happened before and will happen again, but this was the first time I was affected so much by them

2. Therefore at lest 60% of all the shit I was in was my fault because I was focusing on things I coudn't control instead of doing my part and working hard on things I could control.

3. Complaining all day takes more energy that doing things

Is not magic, is not motivational stuff, it's just the truth.

So, considering the fact that this is the only job I really want to do, I took my responsabilities and this simple step gave me so much energy I can't even explain or believe. I thought I would never have a new idea anymore and now I am updating the website everyday with new stuff and more is coming, togheter with collaborations and commissions' request and ideas for the future.
I am so pumped I would work on Sundays and I really don't want to go home at night.
I fell in love with my project again!

This is the first of many What's up monday posts, in wich I will tell you the news every week

Visit the website to preorder our 2017 planner agenda and see our new products







martedì 3 maggio 2016

Save the dates! Chiaralascura on tour!

Spesso mi mandate mail e messaggi sui social chiedendomi quali saranno i prossimi festival e mercati ai quali parteciperò, quindi mi sono finalmente decisa a fare una sezione sul sito e sul blog con tutti gli appuntamenti in cui potrete trovare me e i miei prodotti. Non è completo ma lo aggiornerò man mano che deciderò di partecipare ai vari eventi.
Salvatevi queste date e non mancate!

I get a lots of emails and PM asking me about markets and festivals I will exhibit to, so I finally created a section for it on the website and will also post them on this blog. From now you will always know were to find me and my products. It is not complete but I will update it every time I have something new going on.
Save the dates and don't miss these events!



OTTOBRE - OCTOBER

22-23 ottobre - Londra - Vegfest UK London



29-30 Ottobre - Wolverhampton - West Midlands Vegan Festival



30 Ottobre - London  Animal Free Festival Halloween edition - Camden Centre London




29-30-31 ottobre - 1 novembre - Vegan Days Padova
NOVEMBRE - NOVEMBER

5-6 Novembre - Miveg 2016 - Milano





mercoledì 10 febbraio 2016

Free Vegan Pizza!

Buona giornata della Pizza!
Si, lo so, era ieri. Si, lo so, era "National Pizza Day" solo negli Stati Uniti, ma chi se ne frega?
Festeggiamo, chi è che non ama la pizza?
Qui sotto trovate due regali: il primo è lo sfondo "Vegan Pizza Gang" da scaricare e usare sul computer, sul cellulare o sui social, insomma come vi pare purché voi non cancelliate i credits.
Lo stesso design lo trovate sulle nuove mug in arrivo.
Il secondo regalo è un codice sconto del 20% su tutti i prodotti dedicati alla pizza che trovate su chiaralascura.com
Prendete una fetta ;)

I know it was yesterday and I also know it's not National Pizza Day in Europe or Italy, but, c'mon, who cares? Let's party! Who doesn't love pizza? I have 2 gifts for you.
The first one is a Vegan pizza gang pattern, the same of the brand new mugs that will be available soon) you can download and use, as long as you don't crop the credits. The second one is a discount code (20% off) on all our pizza designs at chiaralascura.com
Have a slice ;)


mercoledì 30 ottobre 2013

Hands off my milk! Un manifesto per la liberazione delle mucche.

Ho sempre pensato che essere donna dovesse necessariamente comportare una sensibilità superiore. Forse si tratta di un'illusione romantica, ma ci ho sempre creduto fermamente; per questo quando vedo in una donna indifferenza e cinismo dove ci dovrebbero essere empatia e comprensione ci rimango ancora più male di come ci rimarrei per un uomo.
Preso atto del mio limite mi chiedo comunque come faccia un essere umano, in particolare una donna, a non provare alcuna vicinanza con uno degli animali più sfruttati e vessati che ci siano, la mucca. Le mucche, solo per produrre latte in continuazione, vengono continuamente ingravidate e private dei loro piccoli, ai quali è negato da subito il contatto e il latte materno, che deve invece servire a soddisfare le voglie di umani ormai cresciuti che del latte non hanno bisogno, se non quello delle loro madri.
Questo legame indissolubile che sento tra le mucche e le donne (e so già che qualcuno farà la battuta scontata "tutte le donne sono vacche", apice del linguaggio specista e maschilista) mi ha ispirata per la mia nuova grafica, che si rifà al poster "We can do it!" nato come strumento di propaganda aziendale durante la guerra (voleva spronare le donne a lavorare di più) ma divenuto poi un simbolo femminista, un invito alla lotta. Le mucche non possono lottare ma noi possiamo lottare per loro, così come abbiamo lottato e stiamo ancora lottando per liberare i nostri corpi dalla violenza, da quella più diretta e letterale a quella più subdola. 



























Cosa fare? Se siete già vegan, informate le persone che conoscete sulla crudeltà del latte. 
Se ancora non lo siete informatevi, guardate video, leggete libri e blog e passate dalla parte delle mucche (e di tutti gli altri animali!)
Potete scaricare il poster e usarlo a vostro piacimento se vi sembra utile.

Una notizia recente:
cittadini spaventati dai lamenti di dolore delle mucche:

Un po' di link:

Video

Con la grafica ho deciso di stampare poster, shopper e t-shirt.
Se siete interessati sono disponibili in pre-order ad un prezzo speciale.
Se non vi interessa fate comunque girare l'immagine e sopratutto visitate i link, informatevi, fate qualcosa per le mucche!

mercoledì 23 ottobre 2013

Vegfest London

Ho rimandato a scrivere questo post un po' per pigrizia (selezionare e ridimensionare le foto, diciamocelo, una palla) un po' perché ho il mal di Londra e vorrei essere ancora lì. Comunque ora mi sono decisa.
ATTENZIONE: LE SEGUENTI IMMAGINI VI FARANNO VENIRE UNA FAME BESTIALE.
Ok, vi ho avvertiti!
Iniziamo dal motivo per cui ero a Londra: già due anni fa ho partecipato con il mio stand al London Vegan Festival e volevo ripetere l'esperienza, approfittandone per fare una mini vacanza con Lorenzo.
Il festival non era lo stesso: diversa organizzazione, diverso nome, location molto più grande e più del doppio degli espositori, diecimila biglietti già venduti in prevendita, insomma per me che sono abituata ai piccoli eventi una cosa completamente nuova.
Dopo un viaggio della speranza con sveglia all'alba per andare ad Alghero, la mia paura di volare che si manifesta random, quattro valige pesantissime cariche di magliette, pullman, taxi e scarpinate arriviamo finalmente a Olympia per piazzare lo stand dalla sera prima e iniziamo a renderci conto di tutte le cose che ci siamo dimenticati. Momenti di sconforto e autocommiserazione, io che mi faccio prendere dai miei 10 minuti di pessimismo cosmico e metto in discussione tutta la mia esistenza, il mio lavoro, la mia persona eccetera eccetera; pensiamo di girovagare per comprare le cose dimenticate, che ci sembrano indispensabili, ma poi mentre camminiamo ritorno in me, mi ricordo che sono a Londra, decreto che se ce le siamo dimenticate non erano cose indispensabili (e sarà esattamente così) e decido di andarmene allegramente in giro rimandando al giorno dopo l'allestimento.
Camminando per Kensington High Street ci imbattiamo in Whole Foods, l'enorme supermercato biologico dai prezzi in molti casi proibitivi, fornito di qualsiasi bontà vegetale (e ahimè animale) biologica vi venga in mente. Decidiamo, visto che si è fatta quasi ora di cena, di andare verso Soho per mangiare qualcosa. Prima passeggiamo un po' e quando le gambe cominciano a cedere (siamo pur sempre in piedi dalle 5) interroghiamo Vegman (un'applicazione che dovrebbe indicarti il ristorante vegan, vegetariano o veg-friendly più vicino a te). Evidentemente però non è aggiornato, infatti ci manda al Vantra, in cui ero stata con Patrizia nel 2011, che risulta essere chiuso (stanno proprio buttando giù il palazzo). Accanto c'è il Govinda ma decidiamo di continuare a camminare e di dirigerci al Vitao, in cui non ero riuscita a mangiare l'altra volta. Lo troviamo strapieno e ormai distrutti ripieghiamo sul primo posto che ci capita davanti, Hummus Brothers.

Ci avevo già mangiato prima, mi ricapita la stessa cosa dell'altra volta (chiedo i felafel senza salsa allo yogurt e me li portano con, per poi sostituirmi gentilmente il piatto). La cameriera è italiana e si scusa in mille modi, ci rimarrà impressa perché molto gentile. Mangiamo felafel e hummus con pita, un patè di melanzane piccante con tahini, il tutto accompagnato da limonata e succhi freschi.
La voglia di girare ancora per Londra ci sarebbe, le forze no, anche perché le dovevamo conservare per il festival. Torniamo in hotel e ce ne andiamo a nanna.
Il giorno dopo sveglia presto, camminata piacevole perché senza bagagli, allestimento dello stand che pareva infinito (non so più quante volte avrò cambiato la disposizione di ogni cosa) e, finalmente, apertura al pubblico!


Due giorni intensi di mal di piedi per lo stare in piedi, mal di testa per lo sforzo di parlare e pensare in inglese, incontri interessanti, nuovi clienti, visite di tantissimi italiani tra cui anche una ragazza sarda.
Le t-shirt sono piaciute molto, specialmente eat different, mangeresti il tuo cane/gatto (in versione inglese per l'occasione) e vegan family (in assoluto quella che ho venduto di più) e moltissimi le hanno fotografate. Considerando la presenza di tantissimi altri stand di abbigliamento e t-shirt sono stata molto soddisfatta delle vendite, ma non è stato tutto rose e fiori! Come succede anche in Italia, non è automatico che chi è vegano o vegetariano sia anche attento ai temi ambientali e del lavoro, quindi è capitato anche qui che ci si lamentasse del prezzo troppo alto nonostante i miei prodotti siano tutti equosolidali e biologici, quindi di qualità decisamente superiore rispetto alle t-shirt vendute a 10 o 15 euro fatte di poliestere e senza nessun controllo sul benessere dei lavoratori. Ci sono state però tante persone che hanno capito il valore aggiunto, oltre alla bellezza o meno del messaggio e del design, il che mi ha fatto molto piacere.
Moltissimi poi erano lì solo per mangiare (solo con gli assaggi ci si poteva tranquillamente saziare) e hanno preso le nostre cartoline e i nostri biglietti da visita e abbiamo preso molti contatti tra cui quello di un negozio di cui vi parlerò dopo.
Sotto vedete qualche immagine del mio stand e di alcuni clienti che si sono fatti fotografare o mi hanno inviato le foto in seguito.



































Ora però passiamo alla parte dolorosa, quella in cui vi faccio venire fame e voglia di andare al Vegfest (che si ripeterà a Bristol, Brighton e Londra nel 2014). Come vi ho anticipato c'erano assaggi di qualsiasi tipodagli affettati, i formaggi e le salsicce vegetali passando per le barrette crudiste, i frullati dimostrativi di Omniblend (frullatore per miliardari in stile Vitamix), il muscolo di grano, il latte di cocco o di canapa, il cioccolato. Qualsiasi cosa insomma.
E per chi, come noi, non si sazia con un assaggio o ha poco tempo per girare tra gli altri stand, era reperibile qualsiasi tipo di pasto, dal panino al sushi passando per il crudismo. Il primo giorno siamo andati di rotolo con felafel (evidentemente i ceci del giorno prima non erano abbastanza) veramente buono e merenda a base di biscotti e cupcakes di Ms Cupcakes, che però si sono rivelati troppo dolci persino per due cicciovegani come noi. Buonissimo il biscotto, ma l'interno decisamente stucchevole al limite del mal di denti, così come il cupcake. La sera a cena, veramente stanchi, ci fermiamo in un negozietto pachistano e compriamo pane e mostarda con cui ci faremo il panino direttamente in hotel con i salamini vegani comprati al fest.
Il giorno dopo a colazione ripiegheremo su torta e muffin di Heavenly Cake, decisamente più mangiabili, anzi proprio buone, accompagnate con latte di cocco. A pranzo altro panino fai da te con altre prelibatezze comprate negli stand al volo. Poco tempo per fare file e per mangiare in generale, tanto che ci perdiamo uno dei must di cui parleranno tutti alla fine del festival, cioè gli hotdog di The Mighty Fork!
Prometto solennemente di tornare a Londra solo per mangiarne uno.
Un'altra cosa che ci stavamo per perdere, fortunatamente salvati da Annalisa e Roberto, i nostri vicini di casa vegan di Olbia, anche loro a Londra in quei giorni, che ce ne hanno gentilmente portata una.
Erano delle magnifiche (e davvero squisite) paste vegane, di cui vi incollo una foto non mia ma di un altro blog, proprio perché a noi erano completamente sfuggite. A quanto pare lo stand si chiamava JP Turner e si trattava di un pasticcere tradizionale che si cimentava nella pasticceria vegana, riuscendoci in pieno. Potete trovare le sue bontà anche da Vegan Cross a King's Cross.
La cosa che non avrei voluto mangiare: la pila gigante di patate fritte, denominata twisted potato, veramente fritta male, tutta molliccia, che infatti dopo un po' ho buttato via.
JP Turner Vegan Cream Cakes are Dairy-Free and Egg-Free









E ora un po' di Italian Pride: erano tantissimi (non sono riuscita a fotografarli tutti) gli stand italiani al fest.
Nella foto vedete: Orzo cofee, che propone un'ottima alternativa al caffè esportando il tradizionale caffè d'orzo non conosciuto all'estero, la magnifica Carolina di Cammina leggero con le sue bellissime scarpe, Muscolo di Grano con un mastodontico arrosto, GreenLife con la moda ecologica made in Italy, Io al mio stand con Annalisa e Annalisa e Nefer che si fanno massaggiare in uno degli stand.

La sera, stanchi ma motivati e ancora affamati, cercheremo di andare al 222 Veggie Vegan con Roberto, Annalisa e Nefer. Dopo aver camminato bestemmiando per parecchi chilometri lo troviamo aperto, ma è solo un abbaglio: dentro ci sono solo i dipendenti, la cucina è chiusa. Momento Carramba in cui incontriamo un ragazzo che ha lavorato tutto il giorno allo stand 
di Wheaty e ora lavora lì. Ci dirigiamo di nuovo verso Soho, è un'orario inconcepibile per gli inglesi e infatti e quasi tutto chiuso. Di culo becchiamo il Maoz aperto, a conferma del fatto che i ceci salveranno il mondo. Give peas a chance, come recita il geniale slogan di Hummus Bros. 
Pita strapiena di felafel, salse e verdure, dopo la faticaccia del giorno e della sera ci sta.
Prendiamo un taxi, salutiamo gli amici che purtroppo andranno via la mattina dopo e ce ne andiamo allegramente a dormire, liberi dal fest e con due giorni liberi per fare i turisti.

Camminate a Kensington Gardens e Hyde Park, foto ai volatili, scarpinata per arrivare alla Tate Modern trovandola chiusa, perdersi perché Lorenzo ha preso il treno e io sono rimasta chiusa fuori. Non ci siamo fatti mancare nulla, insomma, comprese le immancabili mangiate vegane.
1. Colazione da Whole Foods con cappuccino di soia, succhi di frutta, barrette al cioccolato e uvette, biscotti allo zenzero, cheesecake crudista di Saf (il ristorante al primo piano di Wholefoods del quale trovate molti dolci nel banco frigo). Tutto buonissimo, specialmente la cheesecake.

2. Dopo essere andati in giro tutto il giorno, supportati dall'energia della colazione abbondante, abbiamo iniziato a sentire fame verso le 16 e ci siamo ritrovati per caso davanti al Mildred's, senza sapere che sarebbe stato il pranzo migliore di tutta la vacanza. Lorenzo si sentiva salutista ed ha optato per un'insalata detox con tofu e germogli accompagnata però da birra biologica (a detta sua molto buona). Io mi sentivo il solito pozzo senza fondo e ho optato per una specie di torta salata (ale pie) con dentro porcini e funghi misti, con contorno di patate dolci fritte e purè di piselli. Veramente eccezionale, porzione enorme. Contando che ci avevano già portato del pane molto buono che avevo divorato intingendolo nell'olio e nell'aceto balsamico potevo anche dire basta, ma che fai ti privi del dolce? Lorenzo, sempre più salutista, dice di no anche al dolce, mentre io vado con una tarte tatin alle pesche con gelato alla vaniglia. Ci metteranno mezzora a portarmela, tanto che stavamo per andare via (stranissimo perché per il resto il servizio era molto veloce), ma ne varrà davvero la pena. Sbavo ancora al pensiero.

Visto che avevamo finito di pranzare alle 5 non ci sembrava il caso di mangiare a cena perciò dopo il buco nell'acqua alla tate e aver camminato diversi chilometri lungo il fiume fino a London Bridge e di nuovo da Kensington fino all'Hotel decidiamo di fermarci da Tesco e comprare qualcosa per gli attacchi di fame notturni: pane, felafel (amore, ti sei accorto che oggi non abbiamo mangiato ceci?), insalate, schifezze varie.
La mattina ripartiamo alla grande da Portobello, facendo colazione da The Grain Shop: grande varietà di dolci e salati vegan tra cui ottime torte e biscotti. Ne prendiamo una al cocco e datteri e una ai frutti di bosco più biscotti, tutto davvero buono e genuino.



























Dopo il tour di Portobello e dopo aver comprato un bellissimo vestito che si romperà poco dopo, ennesimo indizio del fatto che chi risparmia spreca, ci siamo diretti verso Camden con una missione oltre a quella turistica: visitare the Third Estate, un negozio di abbigliamento e scarpe esclusivamente  vegan, fairtrade, bio e ecologico, quindi adattissimo per ospitare le mie magliette. Con la mia valigetta a seguito ho mostrato la mercanzia ai gentilissimi e giovanissimi proprietari, che come me e Lorenzo pensano che sia perfettamente inutile e senza senso stampare un messaggio vegan su una maglietta che sfrutta i lavoratori e inquina. Risultato dell'operazione: venderanno presto le mie magliette, quindi se vivete a Londra e siete interessati fateci un salto! Nel negozio troviamo anche uno splendido vestito in cotone bio e delle ballerine vegetarian shoes per me e una cintura vegan per Lorenzo. Ce ne andiamo soddisfatti e ci mettiamo alla ricerca di un pasto, che consumeremo al Loving Hut di Camden: antipasto di ravioli alle verdure, hamburger di finto pollo per me e di finto pesce (impressionante la somiglianza di sapore e consistenza) per Lorenzo, accompagnati da porzioni gargantuesche di patatine fritte e insalata. Tutto squisito. Finiamo con un gelato abbastanza buono. 
Prima di andare via un ragazzo molto simpatico dello staff ci fa i complimenti per le magliette. Avendo la valigia con me gliene mostro un po' e alla fine compra quella del cane e mette i miei bigliettinda visita sul bancone!
Ormai è quasi sera e torniamo esausti verso Kensington dove ci fermiamo a prendere qualche regalino e a farci un'insalata da Wholefoods (con dentro ovviamente mestolate di hummus) da consumare in hotel. Abbiamo la sveglia a dir poco presto, le due del mattino, per poter prendere un autobus per Stansted alle 3. La stanchezza mi gioca brutti scherzi: prima porto dietro le chiavi dell'hotel, che affiderò al tassista, poi non trovo più il mio biglietto. Attimi di panico. Alla fine tutto ok. Si parte e si torna a casa, dove Bia ci aspetta felice, anche se era stata accudita alla grande da una nostra amica e dai miei genitori. Mia madre ormai le cucina qualcosa ogni giorno, estasiata dalla sua passione per il vegetali!
Ora basta fiere per un po', mi sto concentrando sulle nuove felpe e i nuovi prodotti che saranno ordinabili tra poco! State in allerta! 
Vi è venuta fame? 






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