mercoledì 30 ottobre 2013

Hands off my milk! Un manifesto per la liberazione delle mucche.

Ho sempre pensato che essere donna dovesse necessariamente comportare una sensibilità superiore. Forse si tratta di un'illusione romantica, ma ci ho sempre creduto fermamente; per questo quando vedo in una donna indifferenza e cinismo dove ci dovrebbero essere empatia e comprensione ci rimango ancora più male di come ci rimarrei per un uomo.
Preso atto del mio limite mi chiedo comunque come faccia un essere umano, in particolare una donna, a non provare alcuna vicinanza con uno degli animali più sfruttati e vessati che ci siano, la mucca. Le mucche, solo per produrre latte in continuazione, vengono continuamente ingravidate e private dei loro piccoli, ai quali è negato da subito il contatto e il latte materno, che deve invece servire a soddisfare le voglie di umani ormai cresciuti che del latte non hanno bisogno, se non quello delle loro madri.
Questo legame indissolubile che sento tra le mucche e le donne (e so già che qualcuno farà la battuta scontata "tutte le donne sono vacche", apice del linguaggio specista e maschilista) mi ha ispirata per la mia nuova grafica, che si rifà al poster "We can do it!" nato come strumento di propaganda aziendale durante la guerra (voleva spronare le donne a lavorare di più) ma divenuto poi un simbolo femminista, un invito alla lotta. Le mucche non possono lottare ma noi possiamo lottare per loro, così come abbiamo lottato e stiamo ancora lottando per liberare i nostri corpi dalla violenza, da quella più diretta e letterale a quella più subdola. 



























Cosa fare? Se siete già vegan, informate le persone che conoscete sulla crudeltà del latte. 
Se ancora non lo siete informatevi, guardate video, leggete libri e blog e passate dalla parte delle mucche (e di tutti gli altri animali!)
Potete scaricare il poster e usarlo a vostro piacimento se vi sembra utile.

Una notizia recente:
cittadini spaventati dai lamenti di dolore delle mucche:

Un po' di link:

Video

Con la grafica ho deciso di stampare poster, shopper e t-shirt.
Se siete interessati sono disponibili in pre-order ad un prezzo speciale.
Se non vi interessa fate comunque girare l'immagine e sopratutto visitate i link, informatevi, fate qualcosa per le mucche!

mercoledì 23 ottobre 2013

Vegfest London

Ho rimandato a scrivere questo post un po' per pigrizia (selezionare e ridimensionare le foto, diciamocelo, una palla) un po' perché ho il mal di Londra e vorrei essere ancora lì. Comunque ora mi sono decisa.
ATTENZIONE: LE SEGUENTI IMMAGINI VI FARANNO VENIRE UNA FAME BESTIALE.
Ok, vi ho avvertiti!
Iniziamo dal motivo per cui ero a Londra: già due anni fa ho partecipato con il mio stand al London Vegan Festival e volevo ripetere l'esperienza, approfittandone per fare una mini vacanza con Lorenzo.
Il festival non era lo stesso: diversa organizzazione, diverso nome, location molto più grande e più del doppio degli espositori, diecimila biglietti già venduti in prevendita, insomma per me che sono abituata ai piccoli eventi una cosa completamente nuova.
Dopo un viaggio della speranza con sveglia all'alba per andare ad Alghero, la mia paura di volare che si manifesta random, quattro valige pesantissime cariche di magliette, pullman, taxi e scarpinate arriviamo finalmente a Olympia per piazzare lo stand dalla sera prima e iniziamo a renderci conto di tutte le cose che ci siamo dimenticati. Momenti di sconforto e autocommiserazione, io che mi faccio prendere dai miei 10 minuti di pessimismo cosmico e metto in discussione tutta la mia esistenza, il mio lavoro, la mia persona eccetera eccetera; pensiamo di girovagare per comprare le cose dimenticate, che ci sembrano indispensabili, ma poi mentre camminiamo ritorno in me, mi ricordo che sono a Londra, decreto che se ce le siamo dimenticate non erano cose indispensabili (e sarà esattamente così) e decido di andarmene allegramente in giro rimandando al giorno dopo l'allestimento.
Camminando per Kensington High Street ci imbattiamo in Whole Foods, l'enorme supermercato biologico dai prezzi in molti casi proibitivi, fornito di qualsiasi bontà vegetale (e ahimè animale) biologica vi venga in mente. Decidiamo, visto che si è fatta quasi ora di cena, di andare verso Soho per mangiare qualcosa. Prima passeggiamo un po' e quando le gambe cominciano a cedere (siamo pur sempre in piedi dalle 5) interroghiamo Vegman (un'applicazione che dovrebbe indicarti il ristorante vegan, vegetariano o veg-friendly più vicino a te). Evidentemente però non è aggiornato, infatti ci manda al Vantra, in cui ero stata con Patrizia nel 2011, che risulta essere chiuso (stanno proprio buttando giù il palazzo). Accanto c'è il Govinda ma decidiamo di continuare a camminare e di dirigerci al Vitao, in cui non ero riuscita a mangiare l'altra volta. Lo troviamo strapieno e ormai distrutti ripieghiamo sul primo posto che ci capita davanti, Hummus Brothers.

Ci avevo già mangiato prima, mi ricapita la stessa cosa dell'altra volta (chiedo i felafel senza salsa allo yogurt e me li portano con, per poi sostituirmi gentilmente il piatto). La cameriera è italiana e si scusa in mille modi, ci rimarrà impressa perché molto gentile. Mangiamo felafel e hummus con pita, un patè di melanzane piccante con tahini, il tutto accompagnato da limonata e succhi freschi.
La voglia di girare ancora per Londra ci sarebbe, le forze no, anche perché le dovevamo conservare per il festival. Torniamo in hotel e ce ne andiamo a nanna.
Il giorno dopo sveglia presto, camminata piacevole perché senza bagagli, allestimento dello stand che pareva infinito (non so più quante volte avrò cambiato la disposizione di ogni cosa) e, finalmente, apertura al pubblico!


Due giorni intensi di mal di piedi per lo stare in piedi, mal di testa per lo sforzo di parlare e pensare in inglese, incontri interessanti, nuovi clienti, visite di tantissimi italiani tra cui anche una ragazza sarda.
Le t-shirt sono piaciute molto, specialmente eat different, mangeresti il tuo cane/gatto (in versione inglese per l'occasione) e vegan family (in assoluto quella che ho venduto di più) e moltissimi le hanno fotografate. Considerando la presenza di tantissimi altri stand di abbigliamento e t-shirt sono stata molto soddisfatta delle vendite, ma non è stato tutto rose e fiori! Come succede anche in Italia, non è automatico che chi è vegano o vegetariano sia anche attento ai temi ambientali e del lavoro, quindi è capitato anche qui che ci si lamentasse del prezzo troppo alto nonostante i miei prodotti siano tutti equosolidali e biologici, quindi di qualità decisamente superiore rispetto alle t-shirt vendute a 10 o 15 euro fatte di poliestere e senza nessun controllo sul benessere dei lavoratori. Ci sono state però tante persone che hanno capito il valore aggiunto, oltre alla bellezza o meno del messaggio e del design, il che mi ha fatto molto piacere.
Moltissimi poi erano lì solo per mangiare (solo con gli assaggi ci si poteva tranquillamente saziare) e hanno preso le nostre cartoline e i nostri biglietti da visita e abbiamo preso molti contatti tra cui quello di un negozio di cui vi parlerò dopo.
Sotto vedete qualche immagine del mio stand e di alcuni clienti che si sono fatti fotografare o mi hanno inviato le foto in seguito.



































Ora però passiamo alla parte dolorosa, quella in cui vi faccio venire fame e voglia di andare al Vegfest (che si ripeterà a Bristol, Brighton e Londra nel 2014). Come vi ho anticipato c'erano assaggi di qualsiasi tipodagli affettati, i formaggi e le salsicce vegetali passando per le barrette crudiste, i frullati dimostrativi di Omniblend (frullatore per miliardari in stile Vitamix), il muscolo di grano, il latte di cocco o di canapa, il cioccolato. Qualsiasi cosa insomma.
E per chi, come noi, non si sazia con un assaggio o ha poco tempo per girare tra gli altri stand, era reperibile qualsiasi tipo di pasto, dal panino al sushi passando per il crudismo. Il primo giorno siamo andati di rotolo con felafel (evidentemente i ceci del giorno prima non erano abbastanza) veramente buono e merenda a base di biscotti e cupcakes di Ms Cupcakes, che però si sono rivelati troppo dolci persino per due cicciovegani come noi. Buonissimo il biscotto, ma l'interno decisamente stucchevole al limite del mal di denti, così come il cupcake. La sera a cena, veramente stanchi, ci fermiamo in un negozietto pachistano e compriamo pane e mostarda con cui ci faremo il panino direttamente in hotel con i salamini vegani comprati al fest.
Il giorno dopo a colazione ripiegheremo su torta e muffin di Heavenly Cake, decisamente più mangiabili, anzi proprio buone, accompagnate con latte di cocco. A pranzo altro panino fai da te con altre prelibatezze comprate negli stand al volo. Poco tempo per fare file e per mangiare in generale, tanto che ci perdiamo uno dei must di cui parleranno tutti alla fine del festival, cioè gli hotdog di The Mighty Fork!
Prometto solennemente di tornare a Londra solo per mangiarne uno.
Un'altra cosa che ci stavamo per perdere, fortunatamente salvati da Annalisa e Roberto, i nostri vicini di casa vegan di Olbia, anche loro a Londra in quei giorni, che ce ne hanno gentilmente portata una.
Erano delle magnifiche (e davvero squisite) paste vegane, di cui vi incollo una foto non mia ma di un altro blog, proprio perché a noi erano completamente sfuggite. A quanto pare lo stand si chiamava JP Turner e si trattava di un pasticcere tradizionale che si cimentava nella pasticceria vegana, riuscendoci in pieno. Potete trovare le sue bontà anche da Vegan Cross a King's Cross.
La cosa che non avrei voluto mangiare: la pila gigante di patate fritte, denominata twisted potato, veramente fritta male, tutta molliccia, che infatti dopo un po' ho buttato via.
JP Turner Vegan Cream Cakes are Dairy-Free and Egg-Free









E ora un po' di Italian Pride: erano tantissimi (non sono riuscita a fotografarli tutti) gli stand italiani al fest.
Nella foto vedete: Orzo cofee, che propone un'ottima alternativa al caffè esportando il tradizionale caffè d'orzo non conosciuto all'estero, la magnifica Carolina di Cammina leggero con le sue bellissime scarpe, Muscolo di Grano con un mastodontico arrosto, GreenLife con la moda ecologica made in Italy, Io al mio stand con Annalisa e Annalisa e Nefer che si fanno massaggiare in uno degli stand.

La sera, stanchi ma motivati e ancora affamati, cercheremo di andare al 222 Veggie Vegan con Roberto, Annalisa e Nefer. Dopo aver camminato bestemmiando per parecchi chilometri lo troviamo aperto, ma è solo un abbaglio: dentro ci sono solo i dipendenti, la cucina è chiusa. Momento Carramba in cui incontriamo un ragazzo che ha lavorato tutto il giorno allo stand 
di Wheaty e ora lavora lì. Ci dirigiamo di nuovo verso Soho, è un'orario inconcepibile per gli inglesi e infatti e quasi tutto chiuso. Di culo becchiamo il Maoz aperto, a conferma del fatto che i ceci salveranno il mondo. Give peas a chance, come recita il geniale slogan di Hummus Bros. 
Pita strapiena di felafel, salse e verdure, dopo la faticaccia del giorno e della sera ci sta.
Prendiamo un taxi, salutiamo gli amici che purtroppo andranno via la mattina dopo e ce ne andiamo allegramente a dormire, liberi dal fest e con due giorni liberi per fare i turisti.

Camminate a Kensington Gardens e Hyde Park, foto ai volatili, scarpinata per arrivare alla Tate Modern trovandola chiusa, perdersi perché Lorenzo ha preso il treno e io sono rimasta chiusa fuori. Non ci siamo fatti mancare nulla, insomma, comprese le immancabili mangiate vegane.
1. Colazione da Whole Foods con cappuccino di soia, succhi di frutta, barrette al cioccolato e uvette, biscotti allo zenzero, cheesecake crudista di Saf (il ristorante al primo piano di Wholefoods del quale trovate molti dolci nel banco frigo). Tutto buonissimo, specialmente la cheesecake.

2. Dopo essere andati in giro tutto il giorno, supportati dall'energia della colazione abbondante, abbiamo iniziato a sentire fame verso le 16 e ci siamo ritrovati per caso davanti al Mildred's, senza sapere che sarebbe stato il pranzo migliore di tutta la vacanza. Lorenzo si sentiva salutista ed ha optato per un'insalata detox con tofu e germogli accompagnata però da birra biologica (a detta sua molto buona). Io mi sentivo il solito pozzo senza fondo e ho optato per una specie di torta salata (ale pie) con dentro porcini e funghi misti, con contorno di patate dolci fritte e purè di piselli. Veramente eccezionale, porzione enorme. Contando che ci avevano già portato del pane molto buono che avevo divorato intingendolo nell'olio e nell'aceto balsamico potevo anche dire basta, ma che fai ti privi del dolce? Lorenzo, sempre più salutista, dice di no anche al dolce, mentre io vado con una tarte tatin alle pesche con gelato alla vaniglia. Ci metteranno mezzora a portarmela, tanto che stavamo per andare via (stranissimo perché per il resto il servizio era molto veloce), ma ne varrà davvero la pena. Sbavo ancora al pensiero.

Visto che avevamo finito di pranzare alle 5 non ci sembrava il caso di mangiare a cena perciò dopo il buco nell'acqua alla tate e aver camminato diversi chilometri lungo il fiume fino a London Bridge e di nuovo da Kensington fino all'Hotel decidiamo di fermarci da Tesco e comprare qualcosa per gli attacchi di fame notturni: pane, felafel (amore, ti sei accorto che oggi non abbiamo mangiato ceci?), insalate, schifezze varie.
La mattina ripartiamo alla grande da Portobello, facendo colazione da The Grain Shop: grande varietà di dolci e salati vegan tra cui ottime torte e biscotti. Ne prendiamo una al cocco e datteri e una ai frutti di bosco più biscotti, tutto davvero buono e genuino.



























Dopo il tour di Portobello e dopo aver comprato un bellissimo vestito che si romperà poco dopo, ennesimo indizio del fatto che chi risparmia spreca, ci siamo diretti verso Camden con una missione oltre a quella turistica: visitare the Third Estate, un negozio di abbigliamento e scarpe esclusivamente  vegan, fairtrade, bio e ecologico, quindi adattissimo per ospitare le mie magliette. Con la mia valigetta a seguito ho mostrato la mercanzia ai gentilissimi e giovanissimi proprietari, che come me e Lorenzo pensano che sia perfettamente inutile e senza senso stampare un messaggio vegan su una maglietta che sfrutta i lavoratori e inquina. Risultato dell'operazione: venderanno presto le mie magliette, quindi se vivete a Londra e siete interessati fateci un salto! Nel negozio troviamo anche uno splendido vestito in cotone bio e delle ballerine vegetarian shoes per me e una cintura vegan per Lorenzo. Ce ne andiamo soddisfatti e ci mettiamo alla ricerca di un pasto, che consumeremo al Loving Hut di Camden: antipasto di ravioli alle verdure, hamburger di finto pollo per me e di finto pesce (impressionante la somiglianza di sapore e consistenza) per Lorenzo, accompagnati da porzioni gargantuesche di patatine fritte e insalata. Tutto squisito. Finiamo con un gelato abbastanza buono. 
Prima di andare via un ragazzo molto simpatico dello staff ci fa i complimenti per le magliette. Avendo la valigia con me gliene mostro un po' e alla fine compra quella del cane e mette i miei bigliettinda visita sul bancone!
Ormai è quasi sera e torniamo esausti verso Kensington dove ci fermiamo a prendere qualche regalino e a farci un'insalata da Wholefoods (con dentro ovviamente mestolate di hummus) da consumare in hotel. Abbiamo la sveglia a dir poco presto, le due del mattino, per poter prendere un autobus per Stansted alle 3. La stanchezza mi gioca brutti scherzi: prima porto dietro le chiavi dell'hotel, che affiderò al tassista, poi non trovo più il mio biglietto. Attimi di panico. Alla fine tutto ok. Si parte e si torna a casa, dove Bia ci aspetta felice, anche se era stata accudita alla grande da una nostra amica e dai miei genitori. Mia madre ormai le cucina qualcosa ogni giorno, estasiata dalla sua passione per il vegetali!
Ora basta fiere per un po', mi sto concentrando sulle nuove felpe e i nuovi prodotti che saranno ordinabili tra poco! State in allerta! 
Vi è venuta fame? 






martedì 16 luglio 2013

Post di mezza estate: novità da Chiaralascura e consigli vegan per chi vive o soggiorna in Sardegna.

Scusate se ho trascurato il blog, ma com'era prevedibile il laboratorio mi sta assorbendo completamente e le giornate mi volano via tra schizzi, grafiche, illustrazioni, mani sporche di mille colori serigrafici, telefonate, mail, contabilità, inventari, pacchetti da riempire e pacchi da svuotare e vorrei avere un paio di cloni da lasciar riposare fino a mezzogiorno, belli freschi per poter interagire sui vari Social. Per ora, nonostante la mia scarsissima abitudine a delegare, mi sono fatta forza e ho affidato Twitter a Lorenzo e devo dire che è stata un'ottima scelta perché posta delle cose molto interessanti e tanta bella musica. Vi racconto un po' a cosa sto lavorando: ho già stampato tantissime nuove magliette, tutte come al solito fairtrade, biologiche e serigrafate da me con colori privi di ftalati e metalli pesanti e belle da indossare


 Inoltre sto riuscendo a lavorare su commissione su progetti che mi piacciono: gruppi ed eventi animalisti (Gavol Volterra per l'evento Volterra Vegan, Venus in furs), ristoranti vegani italiani e non (presto le novità!), rifugi per animali, illustratori e artigiani, quindi produzioni in linea con le mie scelte etiche, e questo mi rende molto felice, spero ne arrivino sempre di più! 

Pian piano mi sto anche riabituando a vivere in Sardegna dopo che mi ero ormai toscanizzata (modi di dire da livornese DOC compresi) e superata la paura iniziale o ritrovato vecchi amici e acquistato nuovi contatti oltre che scoperto con piacere la moltiplicazione esponenziale dei vegani. 
L'altra sera poi, per la felicità delle mie papille che per via degli orari che faccio stanno assaggiando ben pochi piatti degni di nota, sono finalmente riuscita ad andare al nuovo ristorante Blues Café Be Green by Margutta, succursale estiva del Margutta romano aperto da poco in Costa Smeralda. Fascia di prezzo sui 30 euro a testa ma cibo decisamente delizioso: in due abbiamo ordinato un menù arabo vegan (hummus speciale, paté di melanzane con la menta divino, felafel a forma di cuore croccantissimi, cous cous molto fresco e saporito, involtini di verza e fritti con caponatina, pane arabo),  scaloppine di seitan (fatto da loro e assolutamente delizioso) al limone e gazpacho ed eravamo davvero felici. In pratica consigliatissimo per i vegetariani e vegani della zona o per chi capita qui in vacanza visto che i posti dove mangiare scarseggiano o sono dei bidoni (senza fare nomi un ristorante in zona che scrive opzioni vegane a caratteri cubitali sui volantini e poi ti propina burger precotti a cifre esorbitanti) e vista la bontà indiscussa dei piatti. 

Unica nota stonata del beGreen è la presenza, accanto a tutti questi piatti vegetariani veganizzabili e vegani, del menù di pesce, inserito a quanto pare per accontentare i gusti prevalenti della zona, mentre io penso che sarebbe assolutamente meglio differenziarsi sia per una questione etica sia perché è proprio quello che attira le persone. Tra vegani e vegetariani residenti e non, allergici e intolleranti, curiosi, salutisti eccetera sono tante le persone ad avere difficoltà a trovare pane per i loro denti mentre, ovviamente, i ristoranti tradizionali abbondano, quindi bisognerebbe offrire cose che non ci sono e non quelle già presenti e già viste ed avere un'identità chiara no? Meglio per i pesci e meglio anche per noi, decisamente. 
A questo proposito molti amici che verranno qui in vacanza mi chiedono dove andare a mangiare vegan nella mia zona, quindi a parte il nuovo acquisto BeGreen vi do alcune dritte anche se pochine purtroppo: a Olbia nella zona del mio lab (zona Bandinu) trovate il Nibbio che oltre alle ottime pizze che potete veganizzare troverete ottimi felafel  fatti dalla mia amica Tatiana, serviti al piatto o nella focaccia cotta a legna e accompagnati da maionese vegan fatta in casa. Non rischiate perché sanno esattamente cosa significa vegan! Per il resto ci sono alcuni ristoranti cinesi tra cui il Cai Dong in cui hanno anche una zuppa con il tofu e l'happy days in Viale Aldo Moro in cui oltre ai maki di verdure trovate una buona insalata con avocado e anacardi e il burrito vegetariano (vegan se lo prendete senza la salsa). Non sono ancora molto ferrata sui posti fuori Olbia ma vi segnalo sulla fiducia (vista la felicità di chiunque vi abbia messo piede) un altro posto vegan friendly (speriamo presto del tutto vegan): il Drago a Porto Torres offre una ventina di panini vegan con seitan, tofu e tempeh completi di salse, a detta di un amico onnivoro il miglior panino zozzone mai mangiato, quindi penso che ci andrò presto!
Concludo il post chilometrico con un po' di foto del concorso "fotografati e vinci" che ho lanciato su Instagram e Facebook: avete tempo fino al 31 luglio per mandarmi una foto simpatica mentre indossate la mia maglietta, in palio 5 t-shirt. Una foto scelta da me e le altre 4 tra quelle con più like. Dai, scattate!



mercoledì 12 giugno 2013

Ora si fa sul serio!

Come forse saprete (come sono presuntuosa, magari non mi cagate mai e non lo sapete affatto) venerdì scorso ho finalmente inaugurato il mio piccolo laboratorio, tanto atteso e tanto sofferto (lotte contro il tempo e la burocrazia). L'ho sistemato e arredato tutto da sola, con il prezioso aiuto di mio padre che ormai ha un futuro come pittore e assemblatore di mobili, e credo che rispecchi appieno il mio spirito scemo, kitsch, naif, lo-fi, a cominciare dalla vetrina che ritrae la famiglia al completo! 

Mi dispiace non potervi mostrare le foto del ricco buffet vegan (cucinato da me, la mia inseparabile amica Mara e mia madre) perché il fotografo distratto si è dimenticato di immortalarlo. Le uniche foto sono quelle della bellissima torta col mio logo fatta da mia zia e della crostata alla crema di nocciole fatta da me (ricetta di Vegan Riot, ho solo sostituito la crema di marroni con quella di nocciole). 
Il menù comprendeva:
Hummus
Salsa non tonnata
maionese vegan
Babaganoush
Felafel
Polpette di melanzane
Insalata di bulgur con ratatouille
Tramezzini 
Salatini con wurstel vegan autoprodotti
Salatini agli spinaci
Zucchine e pomodori ripieni
Salsa Tahini
Pizze con mozzarella vegan 
Pizze alle verdure
Insalata con soia, patate, pomodori e maionese
Crostata alla crema di nocciole
Cupcakes allo zenzero ricoperti di pasta di zucchero
Torta alle noci ricoperta di pasta di zucchero
Dolcetti alla crema con frutta e gelatina vegan

Le foto dei partecipanti però ci sono, colgo l'occasione per ringraziare tutti quelli che hanno voluto condividere questo bel momento con me!




Ma ora passiamo alle novità! Sto stampando tantissime cose nuove, che man mano condividerò e che saranno presto disponibili sul sito: magliette (presto anche per bimbi!), borse, spille, tazze, piatti, grembiuli.
Sto iniziando anche i primi lavori su commissione, in particolare sto per stampare le bellissime borse e magliette de La voce degli animali e sono orgogliosa di contribuire a questa buonissima causa. Il lavoro manuale mi sta facendo molto bene, alla mente e al corpo, sono molto più serena e per la prima volta in tanto tempo dormo come un bambino perché sono stanca fisicamente. La mattina mi sveglio felice di dover riprendere il lavoro e ho tirato fuori i miei bentobox in modo da rimanere tutto il giorno in laboratorio!



































Altra novità: ho deciso di ampliare un po' la gamma dei prodotti vendendo anche cose di altri sempre a tema vegan, per ora ho iniziato coi libri di Vegan Riot (per ora in lab e tra poco anche sul sito) e presto arriveranno anche i saponi e le candele naturali di Mimi!
L'unica nota dolente è la lontananza con Lorenzo e con Bia, infatti li ho riprodotti sulla vetrina e ho tappezzato l'ufficio di foto loro e dei miei nipotini proprio per questo! Nella foto sotto potete anche vedere il bellissimo zerbino a tema che mi ha regalato mia madre.

































Che dire? Mi trovate tutti giorni in Via Pescara 11 a Olbia e come sempre online e in giro per le fiere e i mercatini. Stay tuned!

lunedì 3 giugno 2013

Ci siamo quasi!

Il giorno di apertura del laboratorio si avvicina!
L'attesa è stata interminabile, quasi 2 anni ad attendere i finanziamenti. Nel frattempo ho un po' rivoluzionato la mia vita: ho lasciato la Toscana che mi aveva accolta per quasi 4 anni e sono tornata in Sardegna.
I sentimenti sono contrastanti, da una parte sono felice di realizzare il mio progetto, di stare vicina alla famiglia e al mare, dall'altra c'è tanta nostalgia, sopratutto perché il marito è dovuto restare a Livorno per lavoro, con canetta al seguito (ma sono sicura che lavorando sodo riuscirò a portare qui anche loro!).
La bella notizia è che finalmente ho uno spazio tutto mio dove poter lavorare, creare, tenere i contatti con i clienti, organizzare pacchi e spedizioni, esporre le mie creazioni e sopratutto ho imparato e sto imparando a serigrafare! Visto che ho le macchine eseguirò anche lavori conto terzi, sempre usando inchiostri atossici ed eco-friendly.
Lo shop è in continuo aggiornamento e già ci sono le prime novità, presto troverete anche t-shirt per bambini e tantissimi nuovi modelli e disegni. L'inaugurazione è prevista per venerdì 7 giugno alle 19:00, se vi trovate a Olbia e dintorni potete trovarmi in via Pescara 11.


































mercoledì 24 aprile 2013

Di etica e supercazzole

Ho smesso da tempo di impelagarmi in interminabili quanto sterili risse su facebook: la gente vuole solo scrivere, non leggere, e di sicuro mai leggerà o prenderà in seria considerazione un commento ragionato, pensato, educato, razionale, ma risponderà a quelli più coloriti solo per vanificare tutta la discussione e portarla al livello del tuamammamaiala. Da quando ho smesso, però, ho un sovraffollamento di pensieri che non so più dove vomitare, quindi ho pensato che questo fosse il posto giusto. In questi giorni mi è capitato di leggere tante discussioni sulla sperimentazione animale sui social network e sui blog e mi sono resa conto che nella maggior parte dei casi le argomentazioni da ambo le parti (salvo poi degenerare nel tuamammamaiala) erano quasi esclusivamente di tipo tecnico, scientifico, medico e a volte economico. Da una parte c'erano ricercatori o presunti tali, studentelli di medicina o aspiranti tali e dall'altra vegani e animalisti (si spera entrambe le cose, visto che di animalisti con panino al prosciutto è pieno il mondo) a volte molto informati a volte meno. E cosa c'è di male nelle argomentazioni tecniche? In generale nulla, ma quando si parla di etica e di liberazione animale non penso siano quelle le argomentazioni giuste, quelle da usare. Nel caso della scelta vegan, ad esempio, molti puntano sui benefici reali o presunti (diventerete tutti fighi, la pelle risplenderà, sarete magri e tromberete come conigli, non vi ammalerete mai, non puzzerete di ascelle, vi cresceranno le tette/il pisello, andrete in paradiso) più che sul concetto di base, cioè l'empatia verso gli animali o perlomeno la volontà di non ucciderli e sfruttarli; tutto il resto dovrebbe venire dopo, ma senza una presa di coscienza queste cose sono inutili e anche dannose: ho visto un sacco di vegetariani e vegani diventare ex per futili motivi personali e utilitaristici il che dimostra come alla base non ci fosse una riflessione sulla condizione animale. Inoltre questi benefici reali o presunti della dieta vegan (che sicuramente ci sono, se una persona segue una dieta bilanciata) a volte diventano talmente radicati nella mente di alcuni vegani che potrebbe capitare, ad esempio, che vedendo una mia foto in costume da bagno (io non seguo una dieta bilanciata ma una dieta a base di scarpette nel sughetto e altre golosità ipercaloriche) mentre mangio un panino (ovviamente vegan ma dalla foto non si vedrebbe) potrebbero farci un meme con la dicitura "ONNIVORI=CICCIONI" e sotto una serie di commenti che vanno dai consigli pseudo-nutrizionali fino a insulti veri e propri passando per coloriti epiteti. True story.
Detto questo torniamo alla sperimentazione animale: perché non è rilevante o importante conoscere e parlare fluentemente di scienza per esprimersi contro o a favore più di quanto non fosse importante, ai tempi della schiavitù, essere un esperto di economia; si perché indubbiamente un sacco di "brava gente" e di "onesti cittadini" portavano il pane a casa grazie ad attività legate direttamente o indirettamente alla schiavitù, alla tratta degli schiavi, alla loro deportazione e compravendita, al loro lavoro. Ecco immaginatevi di dover combattere l'idea della schiavitù con numeri, statistiche e grafici a torta, di dover convincere le persone non che un africano ha lo stesso diritto alla vita e alla libertà che avete voi (no questa è un'argomentazione troppo estremista) ma che in base ai vostri calcoli liberandoli si avrà un risparmio del 30% annuo sulle uscite della supercazzola con scappellamento a destra, tutto esentasse per la legge 13bis barra sticazzi e che in più tutte le famiglie che libereranno i loro schiavi avranno in regalo il nuovo cd Drupi o un buono acquisto!
Ecco. Questo è il motivo per cui non è necessario essere dei professori per avere un'opinione: io sono contraria alla sperimentazione animale perché penso che gli animali siano esseri senzienti e che la loro vita non debba essere sacrificata a mio beneficio, poco importa se finora la ricerca abbia raggiunto o meno risultati, è sbagliata e dovrebbe cercare altre strade per questo motivo. Se guardassimo solo al nostro beneficio, nelle scelte delicate dal punto di vista etico, dove si andrebbe a finire? Spesso, nelle famose sterili risse su facebook, mi viene chiesto se sceglierei tra la vita di un bambino e quella del mio cane; questa domanda è più idiota di tutti i libri di Fabio Volo frullati insieme e diretti sul grande schermo da Silvio Muccino, ma proviamo a riformularla: cosa sceglieresti tra la vita di tuo figlio o quella del figlio di un altro? Tra un amico e uno che non conosci? Tra la tua vita e quella di un altro? Se sapessi che l'unico modo per sconfiggere una malattia mortale che affligge una persona a te cara fosse sperimentare su neonati umani saresti d'accordo? Chi butti dal pozzo gli italiani o i cinesi? Altre domande idiote che seguono lo stesso tipo di ragionamento insomma.
In conclusione, per quanto mi riguarda, non mi interessano le argomentazioni dei vivisettori (da quelli che ti augurano la sclerosi multipla a quelli molto seri tutti numeri, cifre, dati) nè tantomeno quelle dei vegani che seguono la stessa scia (addirittura alcuni possibilisti vorrebbero tagliare gli sprechi e far andare avanti la ricerca solo dove ha dato risultati, che per me equivale a dire "chiudere le piantagioni di schiavi che non rendono economicamente" o "ottimizzare l'efficienza dell'industria della carne tagliando gli sprechi"); ben vengano argomentazioni aggiuntive, esperti, medici anti-vivisezione, certo, ma senza dimenticarsi il concetto che sta a monte, la scelta etica, la decisione se sia giusto o sbagliato sfruttare, uccidere, torturare, segregare degli esseri viventi in nome del "progresso"; questa scelta è alla portata di tutti, così come la discussione che ne deriva non è e non deve essere a solo uso e consumo dei "tecnici".
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